Politica

Caldoro: "De Luca ha vinto perché ha raccolto tutto il peggio"

L'intervista all'ex governatore

Nei propositi e nel tono della voce, Stefano Caldoro dello sconfitto non ha proprio nulla. Anzi, quanto alla sua sfida persa con Vincenzo De Luca per la Campania, tiene a sottolineare che «siamo arrivati al 38,5%, percentuale più alta del centrodestra in Italia non considerando la Lega, che da noi non si è presentata. L’area di Forza Italia, considerando la lista del partito e quella che portava il mio nome, ha superato il 25%. Dati molto chiari. Credo che il centrodestra, al Sud, possa arrivare al 40%».   Qual è stato il valore aggiunto elettorale di De Luca? «I nostri avversari hanno ramazzato da terra qualsiasi cosa, prendendo dentro De Mita, i cosentiniani, il gruppetto dei neofascisti. E persino il sindaco di Pontecagnano, Ernesto Sica, coinvolto nella vicenda P3 e nel dossieraggio che fu realizzato contro di me nel 2010, prima delle altre elezioni regionali. Io sono parte civile nel processo. Quello che ha fatto De Luca non ha nulla a che vedere con la storia della sinistra campana, che ha espresso figure come Giorgio Napolitano o Gerardo Chiaromonte».   Quanto rischia la Regione Campania con queste premesse? «Con De Luca si rischia di tornare indietro di 30 anni, anche se noi, dall’opposizione faremo tutto il possibile per impedirglielo. Sempre che De Luca inizi a governare».   Perché, con la legge Severino c’è il pericolo di una falsa partenza? «Non mi soffermo su questo. A me interessa il dato politico della cosa, inserito nel fatto che quella di De Luca è stata una candidatura contro la legge. Se tu, in una regione che ha bisogno di legalità, dai un segnale del genere, il cittadino comune cosa deve pensare?»   A questa vicenda si ricollega quella della lista degli impresentabili, piombata nell’ultimo giorno di campagna elettorale. «De Luca stesso ha detto che essere nell’elenco gli avrebbe portato vantaggio, e così è avvenuto visto che gli elettori salernitani si sono compattati a suo favore. Comunque ritengo assurdo che lui abbia denunciato la presidente Bindi. Un eletto alla presidenza di Regione che porta in tribunale la presidente dell’Antimafia. Come possono giudicare tutto questo i cittadini?»   Ora il centrodestra campano, come riparte? «Noi ci dobbiamo preoccupare, di qui in avanti, di rappresentare l’altra Campania, quella pulita, che guarda al futuro e non si compromette per vincere. Il modello che abbiamo espresso nei nostri anni di governo, in cui abbiamo portato la sanità ad avere un avanzo di 240 milioni di euro e lo sblocco del turn over».   Sono rivendicazioni che, all’interno del centrodestra, farà valere in ambito nazionale? «Noi portiamo un messaggio: il centrodestra unito può vincere e superare i momenti più difficili. Seconda cosa, si può vincere in una competitività tra alleati. La Lega difende le prerogative del Nord, noi quelle del Sud, non quello che sta con il cappello in mano, ma quello dei costi standard e delle performance. Questa credo sia la chiave per costruire efficacemente un grande rassemblement del centrodestra, obiettivo per il quale Berlusconi è indispensabile e centrale».   Ha un modello in mente per questo nuovo rassemblement? «Io sono un cultore del sistema americano. Dove i grandi partiti non sono piramidali, come da noi, ma hanno anche una struttura orizzontale, e rappresentano varie sensibilità territoriali, culturali e persino etniche. E le primarie sono sancite per legge, l’unica garanzia contro gli abusi e le anomalie. Ecco, credo che occorra partire da un esempio di questo tipo. Ciò non significa fare un unico partito, ma l’Italicum ci obbliga a pensare ad un’unica lista, che rappresenti identità diverse riunite sotto un unico programma e un unico leader».

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