Politica

Salvini fa scappare mezza Forza Italia

Panico tra i parlamentari azzurri per lo schiacciamento sulle posizioni del leghista INTERVISTA/1 Storace: "Giorgia apra le porte" INTERVISTA/2 Meloni:"La destra c'è e avanza"

Se Silvio Berlusconi ha evitato la debacle elettorale, quella «parlamentare» potrebbe essere ormai questione di giorni. Analizzati a mente fredda, infatti, i dati usciti dalle urne fotografano una Forza Italia che aggiorna ancora i record negativi e solo per una manciata di voti resta sopra all’asticella psicologica del 10%. Con il pericoloso corollario del sorpasso della Lega. Sarà anche vero che, come sostiene Gianfranco Rotondi, «le leadership si misurano sul lungo periodo, Salvini è bravo ma in un futuro un esponente moderato potrebbe batterlo in ipotetiche primarie». Ma, stando all’oggi, qualsiasi sarà la forma che si vorrà dare a un ipotetico contenitore di centrodestra, Berlusconi dovrà sedersi al tavolo con Salvini da socio di minoranza. E chiedere anche permesso, se è vero che ancora ieri il leader della Lega sosteneva che «se si votasse oggi aandremmo da soli, Forza Italia sull’Europa sta con Renzi». L’«altro Matteo», insomma, di opere di ricomposizioni per il momento non vuole sentir parlare. Preferisce attrarre nella sua orbita i parlamentari di Forza Italia o Ncd scontenti della gestione dei propri partiti. Ma a preoccupare il Cavaliere non è tanto quel tipo di emorragia, ma quella dei parlamentari che temono la «salvinizzazione» del partito. Fitto e i suoi hanno praticamente già traslocato. I numeri per il gruppo al Senato ci sono, per quello alla Camera manca ancora qualche elemento, complici alcune defezioni delle ultime settimane. Ma è comunque questione di tempo. Presto Forza Italia, rappresentata oggi in Parlamento da 128 esponenti, potrebbe dimagrire di una trentina di unità. Poi sarà la volta dei «verdiniani». In realtà, la non entusiasmante performance del Pd alle Regionali - e il contemporaneo «miracolo» di Berlusconi in Liguria - ha rallentato i propositi di scissione. Ma quando in Parlamento tornerà la riforma del Senato tutto potrebbe precipitare. Perché c’è una parte consistente degli azzurri che dal percorso «costituente» non vuole smarcarsi. I verdiniani, innanzitutto, da Abrignani a Squeri, da Cesaro a Sarro passando per Lainati e Mottola. Ma anche, spiegano gli esponenti più vicini all’ex coordinatore a microfoni spenti, «alcuni insospettabili che non sopportano più la linea Brunetta». Gente come il capogruppo al Senato Paolo Romani, l’ex tesoriere Rocco Crimi, persino qualche ex Alleanza Nazionale. In tutto, si parla di un’altra trentina di esponenti. A quel punto, tra Camera e Senato, Forza Italia uscirebbe dimezzata e la possibilità di incidere sulle scelte di Renzi sarebbe annullata. Di contro, Berlusconi probabilmente non si dispererebbe, potendo così contare su truppe più coese anche se ristrette. Uno scenario che potrebbe non verificarsi prima di uno-due mesi. Ma intanto, il primo sasso nello stagno l’ha lanciato l’ormai ex coordinatore toscano Massimo Parisi, verdiniano di ferro, dimessosi a urne appena chiuse in polemica con la candidatura di Mugnai a governatore. Parisi ha slegato la sua decisione dalle questioni nazionali, ma al tempo stesso ha giudicato inaccettabile la linea di Forza Italia che ha portato all’addio al Patto del Nazareno. Più chiaro di così...

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