Politica

Sulla scheda la guerra dei cloni

Alle Regionali simboli simili, ma non uguali a quelli storici. Una parata di nomi, colori e disegni che fanno pena

Ma chi l’ha detto che la politica è una cosa seria? Forse triste, qualche volta anche drammatica. Ma seria proprio no, almeno a giudicare dai simboli che smitragliano le schede elettorali di queste Regionali e Amministrative. Si può trovare di tutto su cui mettere la croce: soprattutto cloni, anzi, scomodando il titolo di un film della serie «Guerre Stellari», la scheda elettorale sembra una «Guerra dei cloni». I colori sono quelli conosciuti, dei partiti «storici», e anche le geometrie e i caratteri. Ma il simbolo che poi ritrovi sulla scheda è tutta un’altra cosa. Come accade, ad esempio, allo stemma «Puglia Nazionale», lista a sostegno di Adriana Poli Bortone presidente. A guardarlo così, di sfuggita, il simbolo sembra proprio quello della vecchia Alleanza Nazionale. I colori sono quelli (compreso il tricolore in basso), i caratteri pure. Ma la formazione è un’altra. Sembra un po’ come quando certe «case minori» imitano la griffe di un grande stilista. Così ci si ritrova una cravatta firmata Armano Giorgi o Valentone. E di «cloni», su e giù per l’Italia se ne trovano tanti. Come certi con la falce e il martello. Caro cittadino, puoi stare sicuro che, in qualunque tornata elettorale, si troverà sulla scheda quell’antico, storico simbolo, testimone di un’era ormai morta da secoli. Così sulla scheda del 31 maggio 2015 si potrà incontrare la «Casa Rossa» unita al Partito Comunista dei Lavoratori, che sembra essere il contrappeso inevitabile di quel «Puglia Nazionale». Nel simbolo del Pcl la falce e il martello (emblema antico del movimento operaio, poi dei partiti comunisti di tutto il mondo) si sovrappongono ad una stilizzazione del globo terrestre, suddiviso in scacchettoni da latitudine e longitudine, che non si vedeva così elementare e stilizzato dai tempi dei demoproletari. E questo è un altro fattore di tanti, troppi, dei simboli che ritroviamo oggi sulle schede elettorali: la vecchiaia, anzi, l’antichità. Certi stemmi se così, a freddo, ci dicessero che sono di un partito bulgaro degli anni Cinquanta, potremmo anche crederci. Tanto l’aplomb è quello. E certi altri simboli sopravvanzano quell’epoca di pochi decenni. Come quello di Alternativa Riformista per l’Umbria, Amato de Paulis presidente, che sfoggia un’anacronistica foglia di canapa indiana, simbolo botanico-metafisico della marijuana. Un’immagine che evoca miti degli anni Sessanta e Settanta, il «film Hair», con Treat Williams che canta «Let The Sunshine In». Quella scheda elettorale, in breve, sembra un museo, più che un foglio attuale. Tra i loghi così ne troviamo alcuni semplicemente «inguardabili», come quel «Mai più Terra dei Fuochi», della Campania, al cui centro torreggia una nuvola nera di diossina o di chissà quale altra schifezza. Per carità, massimo rispetto per l’intenzione e il messaggio. Ma anche la simbologia ha le sue regole, che la famiglia dei «voglio farci stare tutto» viola continuamente. Abbiamo quell’Area Popolare Veneto dove pretendono di convivere a tutti i costi i nomi di Tosi, lo stemma di Ncd e quello della Democrazia Cristiana, anzi, dell’Unione di Centro, ma lo scudo crociato quello è. Il tris appare anche nel logo dei Popolari con Emiliano presidente. Ci sono: il Centro democratico, Realtà italiana e Unione di centro. Un tifone di colori, curve, stemmi e lettere che si fondono in un grande cuore azzurro che sembra strappato alla festa di San Valentino. Ecco, questa è un’altra costante di questi simboli elettorali: la violazione di numerose leggi della grafica e della comunicazione. La prima regola di chi vuole trasmettere un messaggio (se vuole essere capito) è: semplicità. Concetto non semplice al quale si accoppia sempre quello di chiarezza. Ma i politici (soprattutto quelli locali) sembrano ignorare le regole-base. E non spaventa l’idea di essere classificati come «furbetti» a coloro che, alla fine, decidono di usare «parole-chiave» come «Lega». È capitato a quelli della Lega Toscana, che hanno suscitato il disaccordo di quell’altra «Lega», quella più anziana. E poi ci sono i simboli misteriosi: come quello di Toscana a Sinistra che sfoggia un enorme «sì» bianco su fondo rosso, che sembra studiato per essere messo su un cartello stradale da potersi vedere anche in caso di nebbia. Perché sì? Si domanderà qualcuno, pensando di aver ricevuto una scheda per un qualche referendum. E invece sono le Regionali 2015.

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