Siamo nel 2010, cinque anni fa. Da sinistra, ciclicamente, viene riproposta la polemica sull’occupazione militare delle tv da parte del centrodestra. La tesi è semplice: Silvio Berlusconi, già proprietario di Mediaset, attraverso il governo controlla anche la tv pubblica orientando tutta la comunicazione politica a suo vantaggio. A conferma definitiva di questa sproporzione la lettera inviata a Berlusconi dal membro del CdA in «quota» Pdl Antonio Verro e portata alla luce dal Fatto Quotidiano lo scorso febbraio. La lettera è datata agosto 2010 e Verro si rivolge all’allora presidente del Consiglio segnalandogli otto trasmissioni televisive che, parole sue, «mi preoccupano. Temo infatti che siano fortemente connotate da teoremi pregiudizialmente antigovernativi». Di fatto, è la prova della longa manus del Cavaliere sul sistema televisivo italiano. Ma come si concretizza questa capacità di controllo? Per scoprirlo, basta consultare i dati del monitoraggio effettuato dall’AgCom per la commissione di vigilanza Rai. E magari confrontarli con quelli resi noti ieri da Il Tempo e che riguardano il mese di aprile 2015. Esattamente cinque anni prima, nell’aprile del 2010, al governo i telegiornali di mamma Rai dedicano al governo di centrodestra il 26,46% del tempo di «parola». In pratica, un quarto dello spazio riservato alle dichiarazioni dei politici viene dedicato a esponenti del governo. Silvio Berlusconi fa la parte del leone, «accaparrandosi» il 10,65% degli spazi. Gli altri ministri e sottosegretari devono dividersi il restante 15,81%. Troppo? Poco? Difficile stabilirlo, ma per farsi un’idea più precisa si può confrontare il dato con quello relativo all’aprile del 2015, con il governo Renzi in carica. Stavolta il monitoraggio riguarda esclusivamente i primi 15 giorni del mese, alla vigilia dell’entrata in vigore della par condicio per le Regionali (che comunque per i telegiornali ha limiti assai meno stringenti rispetto alle trasmissioni di approfondimento). All’esecutivo i notiziari della tv pubblica offrono il microfono per il 33,9% del tempo, con il premier che è leggermente meno bulimico rispetto al predecessore (si ferma al 9,73%) e i ministri ampiamente più protagonisti (si dividono il restante 24,17%). Il governo Renzi «batte» quello di Berlusconi di oltre 7 punti. Il dato è confermato anche dal tempo di «notizia» (quello in cui non parlano i leader, ma si parla di loro): 40,19% per il governo Renzi nell’aprile 2015, 27,79% per l’esecutivo di Berlusconi nell’aprile 2010. La differenza sale a oltre dodici punti percentuali. Infine il tempo di «antenna», che somma i due dati precedenti. Il governo Renzi, nell’aprile 2015, «occupa» il 37,67% del tempo riservato dai tg alla politica. Il governo Berlusconi, nell’aprile 2010, si ferma al 27,38%. Dieci punti di distacco tondi tondi. Certo, è difficile basandosi su freddi dati numerici giudicare la caratura politica dell’informazione pubblica. Detto volgarmente, si può anche parlare tantissimo di un governo, ma parlarne male. Tuttavia, è su questi dati che generalmente vengono richiamate le testate quando occorre garantire un riequilibrio della presenza delle forze politiche in televisione. Eppure è raro, oggi, ascoltare esponenti della sinistra che gridino alla dittatura televisiva. Tutt’al più, si denunciano i rischi di una riforma della governance Rai che, se andasse in porto così come la immagina il premier, consegnerebbe all’esecutivo un potere di controllo ancora maggiore su Viale Mazzini. Ma la Rai è davvero così filogovernativa? Anche in questo caso ci si può aiutare con le cifre, confrontando i telegiornali della tv pubblica con quelli delle altre emittenti. La maggioranza (intesa come la somma del tempo concesso a esecutivo, premier, Pd e altri partiti di governo) va in onda nei notiziari Rai per il 60,23% del tempo riservato alla politica. All’opposizione, da Sel a Fi passando per Lega, M5S e Fdi-An, viene dedicato solo il 29,76% dello spazio. Su Mediaset la situazione è appena più equilibrata: 59,8% di tempo alla maggioranza, 31,35% all’opposizione. Ma la palma dei notiziari più imparziali spetta a La7. Il Tg di Enrico Mentana dà il 52,22% del tempo alla maggioranza e il 38,94% all’opposizione. Nelle tv a pagamento la bilancia torna a favore di Renzi. SkyTg24 dedica alla maggioranza il 62,91% dei suoi spazi, con l’opposizione confinata a un 25,51%. Infine una curiosità. Anche le finestre di news di Mtv sono state monitorate. E si allineano alla tendenza dominante: 65,45% alla maggioranza, 29,8% alle opposizioni. Con un particolare: quest’ultimo spazio è interamente occupato da Sel. Il centrodestra, evidentemente, per gli appassionati di musica non esiste.
Il governo Renzi in tv batte quello di Silvio
I numeri Agcom Nei tg Rai il 37,67% all’Esecutivo Nel 2010 il "dittatore" Berlusconi si fermava al 27
