«Caro Claudio Amendola, tu, nel mio quartiere a Milano, sarai sempre il benvenuto»: non si fa intimorire Matteo Salvini, leader della Lega, dal video contro la sua visita alla Garbatella, perché lui «è stato invitato e ci andrà», ma non domani, in occasione dell’incontro con i romani in programma in serata al Teatro Brancaccio, con il senatore Raffaele Volpi e Simone Di Stefano di Sovranità-Prima gli italiani. Matteo Salvini, ma lei alla Garbatella andrà o no? «Ci andrò sicuramente, non domani, per evitare problemi alla gente per bene. È una cosa indegna che ci sia qualcuno becero, violento, minaccioso, di sinistra, che decide chi ha diritto di andare in quella piazza o no. Mi hanno invitato e andrò, attendendo il momento tranquillo per incontrare le tante persone per bene di questo e di tanti altri quartieri». Nel video con Claudio Amendola c’è lo slogan: «Leghisti e razzisti». «Sono degli ignoranti, come il signor Claudio Amendola, con un ricco conto in banca. È facile pontificare quando non si ha un problema di casa popolare, di mutuo, di disoccupazione, di mezzi pubblici insicuri». I leghisti non sono razzisti? «Chi lo dice è ignorante. "Razzismo", per questi analfabeti significa sentirsi superiori a qualcuno per razza. Io non mi sento superiore a nessuno, solo un cretino distingue le persone in base al colore della pelle, però ritengo immorale che ad un italiano in carrozzina lo Stato dia 280 euro e all’immigrato che sbarca domani mattina vengano garantiti colazione, pranzo e cena per mille euro al mese. Se c’è razzismo in Italia è nei confronti degli italiani che hanno bisogno. Il signor Amendola potrebbe informarsi, prima di parlare. Ma lui non è Roma, è solo una persona. Ne conosco migliaia che non la pensano come lui». Quel video non rappresenta il quartiere della Garbatella? «Nessuno rappresenta mai un intero quartiere, Roma è la seconda città per comunicazioni e amicizia che ho su Facebook, dopo Milano. E ci sono tutti i quartieri, dal Centro, alla periferia, che segnalano disagi, avanzano richieste, chiedono presenza. Tutta gente normalissima, dal medico al disoccupato. Se qualcuno pretende di rappresentare un quartiere è un megalomane. Ogni volta che sono a Roma vengo fermato da persone normali e se a qui c’è bisogno della Lega vuol dire che la politica ha fallito. Vuol dire che gli altri sono inguardabili, quando Marino si dimetterà stapperò una bottiglia: è una calamità non un sindaco». Di cosa si parlerà al Brancaccio domani sera? «Di lavoro e pensioni. Forse questo non è un problema che riguarda il signor Amendola, che non ha difficoltà economiche, ma ci sono sei milioni di pensionati italiani che devono essere risarciti e se lo Stato non dà una risposta da martedì occuperemo il Ministero del Tesoro. Poi parleremo di sicurezza e immigrazione, perché noi saremo brutti e cattivi, ma l’Europa alla fine deciderà di fare quello che noi chiediamo da due anni: blocco delle partenze nei porti della Libia, l’affondamento dei barconi, la distribuzione dei profughi nei Paesi d’Europa, l’aiuto ai Paesi africani». Qual è il primo problema della Capitale? «Le due emergenze sono lavoro e sicurezza, che vanno di pari passo, perché se non c’è lavoro viene meno anche la sicurezza. E soprattutto in alcuni quartieri che visito la sera, senza telecamere, girando in macchina, c’è tanta gente che ha paura. È comunque inammissibile di principio che ci siano comitati o gruppuscoli che decidono chi può o non può andare nei quartieri. Se il signor Amendola vuole venire nel mio quartiere a Milano è il benvenuto, lo accompagno io, mi spiace che ci sia qualcuno che non è altrettanto educato e civile». Qualche pomodoro le è arrivato. Anche di peggio. «Oggi sono a Lecce e qualcuno ha distrutto la vetrina di Noi con Salvini, però sono pochi, sono dei poveretti e non mi fanno paura». Sono anche dei fuorilegge. «Certo, ed è fuori dubbio che se qualcuno di questi venisse preso dovrebbe farsi qualche settimana di galera».
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