«Non molliamo di un millimetro. Andiamo dritti con la testa dura». Incassata l’approvazione dell’Italicum, il premier Matteo Renzi rilancia l’iter delle riforme. A frenarlo non sono cero i 61 voti contrari, né le spaccature interne al Pd - sulle quali il segretario scherza - né i mal di pancia della propria maggioranza che alza la posta facendo valere la lealtà e i numeri in Parlamento ma alla fine si riallinea sempre. «Stiamo facendo un percorso di grandi riforme e, anche se qualcuno dice di no, ce la faremo. Andremo dritti fino al punto, con la testa dura», assicura Renzi, ieri a Trento e a Bolzano per la campagna elettorale in vista delle amministrative e per incontri istituzionali con i presidenti delle due Province. «Avevamo promesso una nuova legge elettorale ed è realtà - spiega trionfalmente il premier - Abbiamo anche promesso che nel ripensare il rapporto tra Regioni, autonomie e Stato centrale avremmo valorizzato le specificità di queste terre. Prendo anche l’impegno ad andare a verificare nel percorso delle riforme la possibilità di dare qualche delega in più. Abbiamo desiderio profondo di mantenere e rafforzare l’autonomia, ma lo facciamo in una cornice di lavoro assieme». Per Renzi l’approvazione dell’Italicum è importante perché «dà stabilità», ma soprattutto perché «la politica ha ripreso la propria dignità e torna ad essere bella. Questo è un Paese che fa le riforme, dopo 20 anni è un fatto positivo: bisogna farle bene, non basta farle. La cosa importante è che le promesse si mantengono e che la politica torna credibile». Renzi poi torna sulla fiducia messa dal governo sull’Italicum: «Metterla sulla legge elettorale era dire "è il momento di vedere se si fa sul serio o no". Possono fare quello che credono, dire quello che vogliono, ma non molliamo di un millimetro. In questi giorni abbiamo rischiato di andare a casa, ma non so nemmeno se definirlo rischio. È il momento di vedere se si fa sul serio, è un punto fondamentale per chi governa. In Vaticano in dieci giorni c’è un Papa nuovo, da noi quando ci sono le elezioni sembra che abbiano vinto tutti...». Peccato che Renzi abbia omesso di citare tutti i disegni di legge - alcuni molto imporanti come la riforma della giustizia, della Rai, la responsabilità civile dei magistrati - languono nelle commissioni di Camera e Senato. Il governo pare anche aver esaurito il bonus di decreti legge: rumors del Quirinale riferiscono che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia consigliato al premier di limitare il ricorso alla decretazione d’urgenza, prediligendo lo strumento del disegno di legge, così da non togliere ulteriore dignità a un Parlamento già mortificato da voti di fiducia a raffica, canguri e tagliole. Renzi però tira dritto e scherza sui problemi interni al Pd. A chi contesta Pippo Civati, risponde: «Ma come "abbasso Civati"? Viva Civati! Noi siamo per tenere tutti dentro». Un Renzi di buon umore che descrive il Paese come «decisamente più bello di come lo rappresentano i talk show, l’Italia non sia un paese finito ma infinito nelle sue possibilità».
Renzi, l’Italicum e le riforme (vere) arenate
Il premier gonfia il petto per la legge elettorale ma dimentica Rai, giustizia e criminalità