L'Italicum è legge con 334 sì e 61 voti contrari. L'Aula della Camera approva in via definitiva la riforma della legge elettorale voluta da Renzi. La votazione si è svolta a scrutinio segreto. Nel corso della votazione l'opposizione, in polemica, è uscita dall'Aula rientrando solamente a voto avvenuto. La Camera approva in via definitiva, con scrutinio segreto, la #LeggeElettorale #OpenCamera #Italicum pic.twitter.com/iZ0Oq6bQqo — Camera dei deputati (@Montecitorio) 4 Maggio 2015 Boschi: missione compiuta. "Sull'Italicum missione compiuta, il governo ha mantenuto l'impegno preso con i cittadini: fare dell'Italia un paese in cui il giorno dopo le elezioni si sappia chi ha vinto. E la legge elettorale è il simbolo di un governo che non si limita a predicare le riforme ma le fa sul serio. Abbiamo promesso e abbiamo mantenuto". Così il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, commentando a Montecitorio il via libera definitivo alla legge elettorale. Poi twitta: "Ce l'abbiamo fatta" Ci hanno detto "non ce la farete mai". Si erano sbagliati, ce l'abbiamo fatta! Coraggio Italia, è #lavoltabuona — maria elena boschi (@meb) 4 Maggio 2015 Il Pd perde 60 voti. La maggioranza regge e approva in via definitiva l'Italicum. Ma nell'ultima votazione, avvenuta a scrutinio segreto, perde qualche pezzo, precisamente 60 voti, fermandosi a quota 334. I voti contrari, infatti, sono stati 61, ma uno è il voto del dissidente di Forza Italia, Saverio Romano. Se, invece, si considerano i 352 sì alla prima fiducia sull'Italicum, la maggioranza rispetto a quelle votazioni perde 18 voti. Tuttavia, è da sottolineare la difficoltà di fare calcoli con il voto segreto e bisogna considerare le assenze giustificate. Nel Pd, che parte da 310 deputati, fanno sapere che le assenze giustificate erano 7: in Aula 303 i deputati dem presenti. Sempre dai calcoli fatti dal Pd, i dissidenti interni si attestano tra i 40 e i 45. Cresce, quindi, di qualche unità il fronte della minoranza dem, rispetto ai 38 delle tre fiducie. Un calcolo che il Pd deduce alla luce dei tabultati e delle presenze e assenze nei vari gruppi della maggioranza: in Area Popolare 3 i voti mancanti (hano votato in 30); nei Popolari per l'Italia hanno votato in 12 a fronte dei 13 deputati del gruppo; anche Scelta civica fa a meno di un voto, sui 25 deputati del gruppo. Considerando il voto contrario di un fittiano di FI (Saverio Romano), di diversi deputati del gruppo Misto (tra cui Fava, Corsaro e di Alternativa libera, gli ex grillini), per il Pd in tutto una quindicina. Era presente in Aula e ha votato, fanno sapere, Enrico Letta. Si sono astenuti nel Pd Marilena Fabbri, Antonella Incerti e Donata Lenzi. Non hanno invece partecipato al voto i due prodiani Sandra Zampa e Franco Monaco e i bersaniani Michela Marzano, Giacomo Portas e Davide Zoggia. Dal Pd fanno sapere che si tratta di tutte "assenze giustificate". "Può darsi che i voti contrari all'Italicum nel Pd siano stati un po' più dei 38 iniziali", spiega il vice capogruppo Pd Ettore Rosato, ma sicuramente i numeri non sono quelli che dicevano". Detto questo, conclude Rosato, "questo tipo di contabilita' non ci entusiasma, noi vogliamo ora lavorare sugli altri provvedimenti importanti e tenere unito il partito". Minoranza dem: no al porcellum con le ali. "L'Italicum è un Porcellum con le ali". Pippo Civati ha motivato il suo no alla riforma elettorale intervenendo in aula a titolo personale in dissenso dal gruppo dem della Camera. Come lui, sempre nel Pd, anche Marco Meloni, Stefano Fassina, Enzo Lattuca. "L' Italicum è il sistema del guai ai vinti: chi vince è soddisfatto, chi perde farà fatica a fare opposizione" ha detto ancora Civati parlando tra l'altro di "ricatti verbali anche in queste ore". Meloni, poco prima, aveva annunciato il suo no: "Questa legge ha lo stesso impianto del Porcellum e non ricostituisce il rapporto elettore-eletto". Stefano Fassina ha invece spiegato di intervenire "in sofferenza: il mio no non è un no al cambiamento, ma al cambiamento regressivo". Enzo Lattuca ha, invece, parlato di un "dissenso netto per un sistema che richia di riproporre gli stessi vizi del sistema precedente". "Il problema non è il Pd, ma che stiamo riformando le istituzioni a molto meno della maggioranza, con le opposizioni tutte fuori e un pezzo significativo della maggioranza che ti dice dove vai - dice Roberto Speranza, capogruppo dimissionario del Pd - La foto di oggi non è una bella foto per il Paese", aggiunge Speranza che non ha votato la fiducia sulla legge elettorale ed oggi ha votato no al provvedimento. "E' il metodo che mi spaventa che si possano cambiare le istituzioni democratiche di uno dei più grandi Paesi del mondo a colpi di meno della maggioranza. Continuo a pensare che sia profondamente sbagliato" osserva ancora. "Credo nel Pd e ci voglio stare. La scissione non esiste - sottolinea - ma credo che in un passaggio decisivo sia stato fatto un errore molto grave la cui conseguenza è rendere più debole la sfida riformista al Paese".
L'Italicum è legge con 334 sì. Opposizioni fuori
La Camera approva il testo in via definitiva e con scrutinio segreto: 4 astenuti e 61 no. Fi, M5s, Sel, Lega ed Fdi abbandonano l'Aula al momento del voto finale. Boschi: "Missione compiuta" SCHEDA Ecco cosa prevede LEGGI ANCHE Renzi difende