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Nori: i tecnici Inps non furono coinvolti

«A rigor di logica i soldi della perequazione devono essere restituiti subito a meno di interventi di rateizzazione. Il vulnus della norma voluta dal governo Monti è di non aver considerato le fasce...

«A rigor di logica i soldi della perequazione devono essere restituiti subito a meno di interventi di rateizzazione. Il vulnus della norma voluta dal governo Monti è di non aver considerato le fasce di reddito». Mauro Nori ex direttore generale dell’Inps, in attività presso l’istituto di previdenza al momento della riforma Fornero ricostruisce quei giorni che portarono al contestato pacchetto di norme. Cosa accadde quei giorni che precedettero il varo della riforma? «Fu una riforma preparata in poco tempo sotto l’urgenza di placare le tensioni sui mercati e con il pressing serrato della Commissione europea e della Bce». Quale fu il ruolo dell’Inps? «Non fu coinvolta la tecnostruttura dell’Istituto nè io partecipai alle riunioni. Alle riunioni parteciparono solo l’ufficio legislativo e un paio di funzionari oltre, naturalmente al presidente». Strano. Come mai la tecnostruttura non fu coinvolta in un momento così delicato? Ci fu un imput del governo? «Non ho notizia di questo». Ma lei sarebbe stato favorevole a quella norma? «L’avrei scritta meglio ma non sarei stato contrario». Che significa scriverla meglio? «Se si fosse inserita una gradualità nei requisiti, prevedendo fasce di reddito previdenziale, ora non staremmo qui a discutere di illegittimità costituzionale. Venivamo dalla riforma Tremonti-Sacconi e bisognava abituare il sistema produttivo al cambiamento delle regole per l’ingresso e l’uscita dal mondo del lavoro. Invece nell’arco di due anni sono state fatte due riforme incisive e il sistema è esploso. I risultati sono stati gravi. Mi riferisco al fenomeno degli esodati e all’aumento della disoccupazione».

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