Politica

Una strada anche alle "resistenti". Ma per Almirante non c’è spazio

L'assessore Cattoi: "Presto un segno tangibile per le donne che combatterono nel '45"

La toponomastica di Roma è uno di quei temi ad alto potere urticante, destinato a dividere e generare dibattiti e divisioni. La scelta della figura cui intitolare una via, una piazza, un’area all'interno di un parco pubblico, è prettamente politica ma, al termine dell’iter d’aula, la palla passa a una Commissione tecnica, capace, se non riceve input dalla Giunta, di lasciar impolverare per anni anche le delibere approvate dall'Assemblea Capitolina. Durante la passata Consiliatura, fra le altre, l’aula Giulio Cesare votò a favore dell’intitolazione di una strada al Presidente della Roma, Franco Sensi, nel 2009 in deroga, essendo morto da un anno e non dai dieci previsti dalla norma. Lo stesso anno i consiglieri approvarono una via al capo della squadra mobile di Palermo, Boris Giuliano, eroe della lotta antimafia, nel trentesimo anniversario del suo omicidio. Un anno dopo fu la volta del Presidente più amato dagli italiani, Sandro Pertini, a vent'anni dalla sua scomparsa. Nessuna di queste tre delibere approvate dall’aula Giulio Cesare si è trasformata in una strada e se ne sono perse completamente le tracce. L’Amministrazione comunale fu invece rapidissima nel caso di Claudio Franceschelli, il piccolo gettato nel Tevere dalla follia omicida del padre a Febbraio 2012, che ebbe intitolata già a maggio un’area giochi. Al netto delle scelte politiche o di opportunità, anche il criterio decisionale sfugge ad un'analisi uniforme. A Roma sembra impossibile trovare un accordo non solo su personaggi sui quali pende un giudizio storico controverso, come Giorgio Almirante e Bettino Craxi, candidati dall’allora sindaco Alemanno nel 2008, ma anche su un leader amatissimo a sinistra come Enrico Berlinguer, che doveva rientrare nel medesimo pacchetto proposto dalla giunta di centrodestra. Per lo storico segretario missino è la seconda bocciatura, la prima certificata anche dal voto assembleare. Giunta e maggioranza hanno poca voglia di commentare l’episodio, specialmente riguardo il voto favorevole alla delibera consegnato da due consiglieri del Pd, Ilaria Piccolo e Orlando Corsetti. L’assessore Alessandra Cattoi, assessore con delega alle Pari Opportunità, ha annunciato che il Campidoglio studierà le modalità più efficaci per rendere omaggio alle donne che furono protagoniste della Resistenza: «È nostra intenzione mantenere viva la memoria di queste straordinarie donne che rappresentano, ancora oggi, un esempio di coraggio e moralità. Vogliamo aggiungere ai luoghi e ai monumenti dedicati alla Resistenza anche un simbolo tangibile nella Capitale che ricordi il loro coraggio, così come richiesto anche dalle associazioni partigiane. Vogliamo che la memoria resti presente tra noi ma soprattutto si tramandi alle giovani generazioni». Di memoria condivisa, invece, nemmeno a parlarne. Nonostante siano passati settant'anni, i tempi non sembrano essere ancora maturi. Chi invece potrebbe avere presto una via nella Capitale, se la volontà politica che nello scorso ottobre portò al voto favorevole del Consiglio solleciterà la Commissione, sarà Stefano Cucchi, il giovane romano scomparso in tragiche circostanze in seguito al suo arresto.

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