Politica

Italicum, il Pd "caccia" i dissidenti dalla Commissione

Il partito sostituirà i deputati della minoranza che non intendono seguire la linea del partito. M5S e Scelta Civica minacciano di bloccare i lavori

La guerra è solo cominciata. La Commissione Affari Costituzionali inizierà oggi ad esaminare il testo di riforma della legge elettorale. Sono stati presentati 135 emendamenti, 40 quelli dichiarati inammissibili, 11 quelli a firma di esponenti del Pd. Tutti della minoranza (6 da Alfredo D'Attorre, 2 ciscuno da Rosy Bindi e Barbara Pollastrini, uno da Roberta Agostini). Ma il tentativo di mettere in difficoltà il governo dovrebbe avere vita breve. L'ufficio di presidenza del gruppo Democratico si riunirà stasera e deciderà la sostituzione di tutti i "dissidenti" presenti in commissione. "Abbiamo detto che non voteremo il mandato al relatore e i singoli articoli - spiega il deputato Andrea Giorgis -. Alla luce di questo stasera si riunirà l'ufficio di presidenza del gruppo e saremo sostituiti". Ma mentre Giorgis sembra rassegnato al proprio destino i suoi colleghi Giuseppe Lauricella e Alfredo D'Attorre non hanno alcuna intenzione di fare passi indietro e sono pronti a dare battaglia.     La battaglia di Renzi Intanto il premier rilancia la necessità di approvare prima possibile l'Italicum. E non esclude categoricamente nemmeno l'ipotesti di porre la fiducia: "È arrivato il momento di dire che non si può consentire ai veti e ai controveti di bloccare il Paese. Vediamo il traguardo dell'ultimo chilometro, l'ultimo sprint finale. Lo faremo sui pedali a testa alta. Ci siamo. La fiducia? Vedremo".     Opposizioni in campo E mentre il Pd è pronto a eliminare il "dissenso", le opposizioni scendono in campo. Sia il MoVimento 5 Stelle che Scelta Civica si dicono pronti ad abbandonare la commissione. "Siamo pronti a lasciare la Commissione se i deputati Pd verranno sostituiti - avverte il deputato grillino Danilo Toninelli - perché a quel punto diventerebbe una farsa. E la conseguenza diretta è che sostituiscono dieci parlamentari perché non si allineano al pensiero unico renziano con altrettanti deputati della maggioranza che non lavorerebbero con l'onestà intellettuale di migliorare il testo ma col solo scopo di alzare la mano al momento del voto". In ogni caso da domani alle 14.30 inizierà il voto degli emendamenti. Tutto può ancora succedere.

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