Politica

Renzi fa l'ottimista: Expo un successo

Il premier a Pompei: "A Milano venderemo 20 milioni di biglietti. La cultura è la nostra anima"

Tutte le opere verranno ultimate in tempo. Non solo: «Puntiamo a vendere venti milioni di biglietti», perché «sono convinto che l’Expo possa e debba essere una grande opportunità». Renzi l’ottimista. Il presidente del Consiglio non si lascia condizionare dai gufi, né dalle inchieste giudiziarie che hanno interessato l’Expo di Milano, né dai lavori che, come al solito in Italia, procedono a passo di lumaca nonostante la manifestazione apra i battenti il prossimo primo maggio. Anzi, il premier si fa promotore di «una tesi ambiziosa, quasi arrogante», cioè «dire che l’Italia sarà più interessante nel futuro che nel passato». Da Washington direttamente a Capodichino: Matteo Renzi non attende l’orario previsto per il suo intervento alla tappa campana dell’Expo delle Idee e si precipita a Pompei. Il messaggio che porta dall’incontro con Barak Obama è di orgoglio nazionale: «L’Italia sarà addirittura più interessante per il futuro che per il suo passato», assicura Renzi promettendo battaglia nel «derby tra chi gode a fare l’elenco dei problemi e chi quei problemi vuole risolverli. La cultura è l’anima del Paese». A far volare l’Italia verso un nuovo futuro di crescita sarà l’Expo, «che non è un ristorante né una fiera», sottolinea Renzi, «ma una grandissima opportunità per il Paese» per la quale si punta a venti milioni di visitatori. Non solo: per l’Italia giocano anche quei talenti che resistono nonostante le difficoltà: «A Georgetown ho incontrato i giovani ricercatori italiani. A loro non dico di tornare. Ma quelli che rimangono, sia chiaro, non sono mica dei pancreas...». Nel campo avversario, però, l’Italia non trova solo i gufi: il nostro Paese deve fare i conti, sottolinea il premier, con una «burocrazia asfissiante, con un insieme di regole che, anziché metterci al riparo dalla corruzione, offre un rifugio sicuro a chi si annida tra la miriade di norme» per aggirarle a suo piacere. «Dobbiamo capire - dice Renzi - che chi ruba non ruba solo soldi al nostro Paese, ma anche cultura. Per questo sui reati di corruzione abbiamo chiesto al parlamento di aumentare le pene». Il premier invita la platea raccolta nel Quadriportico dei Teatri a guardare intorno: fino a non molti anni fa il sito di Pompei versava in condizioni di semiabbandono. Un crollo aveva addirittura spinto l’allora ministro Sandro Bondi a dimettersi. Oggi Pompei sembra rinata, Renzi si dice «estasiato» da quanto visto. «Siamo quasi abituati alla bellezza, la grande sfida è tornare in luoghi come Pompei e stupirci ancora - spiega il presidente del Consiglio - Pompei è il bisogno di donne e uomini di tornare a stupirsi e dobbiamo rispondere a questa esigenza perché la cultura è l’anima di un Paese». «Il mondo chiede l’Italia, il mondo ha fame della bellezza e della cultura del nostro Paese - spiega ancora Renzi - A Pompei ho provato a immaginare con quali occhi stupiti milioni di visitatori ogni anno attraversano le strade e visitano questo luogo magnifico. Ci sono 22 cantieri in corso e 105 milioni investiti per ripartire ma serve soprattutto la consapevolezza che Pompei non è solo il passato dell’Italia: è anche e soprattutto - conclude - un pezzo di futuro del nostro Paese». «Stupito», ma in senso inverso, si dice Renzi per la vertenza Whirpool-Indesit. Il premier alle nove è già negli uffici della sovrintendenza di Pompei, dove trova ad accoglierlo Luigi De Magistris e Stefano Caldoro. Più tardi incontra una delegazione di lavoratori nella Villa dei Misteri. A loro conferma che sarà aperto un tavolo al ministero dello Sviluppo, ma soprattutto che si occuperà in prima persona della vicenda perché gli 890 posti a rischio siano tutti confermati. Sul fronte interno tiene ancora banco la riforma elettorale. Gianni Cuperlo apre a un confronto per correggere l’impianto delle riforme così da apportare modifiche, seppure indirettamente all’Italicum, ma chiede a Renzi di parlare alle Camere. Il ministro Maria Elena Boschi ribadisce dal canto suo che il Senato non elettivo non si tocca perché se da un lato è vero che il governo al Senato proporrà modifiche al ddl costituzionale è altrettanto vero che «non è che dopo un anno si ricomincia da capo». Quanto all’Italicum, la Boschi spiega: «È prematuro parlare di fiducia adesso: dobbiamo ancora terminare il percorso in commissione e poi affrontare il percorso dell’Aula. La fiducia è sempre l’extrema ratio, l’ultima soluzione possibile per il governo». Il ministro ribadisce però che l’Italicum è «fondamentale». Il capogruppo Ncd alla Camera Maurizio Lupi chiede al governo di non ricorrere al voto di fiducia e ai parlamentari di non chiedere il voto segreto per far sì che la maggioranza si misuri.

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