La strage nel tribunale di Milano ha immediatamente scatenato la categoria degli autoflagellanti per solidarietà. Del resto, questo è un Paese di autoflagellanti puntuali, ogni volta che la cronaca o le determinazioni politiche toccano le cosiddette caste, da noi addirittura in soprannumero. Bisogna dire che i magistrati eccellono in questa pratica. Gli tocchi le ferie, fin troppo abbondanti, e subito scatta la lamentela. Accenni a una riforma del sistema giudiziario e immancabile arriva la protesta contro l'attacco all'autonomia dei magistrati. Tenti di introdurre la responsabilità civile dei giudici ed eccoti la minaccia di ammutinamento delle toghe. Non sorprende, allora, che Gherardo Colombo, ex pm di Mani Pulite, oggi tranquillo consigliere di amministrazione della Rai abbia denunciato «un clima contro la magistratura. Certamente questa continua sottovalutazione del ruolo, di svalutazione dei magistrati, contribuisce a creare questo clima. Quanto è successo è terribile». L'ex collega Di Pietro gli direbbe «che c'azzecca?» e giustamente. I pazzi all'improvviso, gli instabili mentali, i violenti nascosti sotto le sembianze di una persona tranquilla, possono manifestarsi in qualsiasi momento, uccidendo non solo un magistrato, ma anche un pacifico avvocato, un taxista che ha investito un cagnolino. Piuttosto c'è da chiedersi per quale ragione agli ingressi preferenziali per avvocati e magistrati nel tribunale di Milano mancasse un metal detector. Forse che un avvocato e un magistrato non possono dar di matto all'improvviso? Può l'appartenenza a una categoria metterci al riparo da gesti inconsulti di un esponente della categoria stessa, introdotto in un luogo delicato come un tribunale solo attraverso l'esibizione di un tesserino di riconoscimento, spesso addirittura contraffatto, come nel caso del quadruplice assassino di Milano? La questione, come tante altre, non riguarda allora la svalutazione dei magistrati (che spesso si svalutano da soli), ma come lo Stato assicura l'efficienza dei propri apparati. Si tratta di interrogarsi se sia a un livello accettabile la capacità dei poteri pubblici di rispondere alle prestazioni che gli si richiedono e alle sfide che si presentano. Di volta in volta lo Stato decide se ostentare potere o semplicemente praticarlo. Nel caso della scuola Diaz o della caserma Bolzaneto di Genova, il potere lo praticò malissimo, abusandone fino all'inverosimile. Al tribunale di Milano ha addirittura rinunciato a praticarlo, affidando il compito primario della tutela e sicurezza di tutti a guardie giurate di una società privata, la cui distrazione sembra innegabile e accertata. Così ha svalutato la vita non solo dei magistrati, ma soprattutto dei cittadini che avrebbe dovuto proteggere.
E Colombo la butta in politica
Per l’ex pm di Mani Pulite c’entrano le accuse ai magistrati
