Politica

La crisi raddoppia i suicidi La metà sono imprenditori

Mai così tante persone si sono tolte la vita in un anno

La crisi economica continua a fare vittime. A dispetto dell’ottimismo del governo che continua a parlare di una lenta ripresa, i dati descrivono invece una realtà diversa, fatta di imprese che falliscono, di disperazione degli imprenditori che sono costretti a chiudere l’attività o non riescono a pagare i fornitori e spesso restano imprigliati nella rete degli usurai. Link Lab, il Laboratorio di Ricerca Socio-Economica dell'Università degli Studi Link Campus University, che da oltre tre anni studia il fenomeno, ha rilevato che con la crisi economica negli ultimi 3 anni i suicidi sono più che raddoppiati. Nel 2014 sono state complessivamente 201 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche, rispetto ai 149 casi registrati nel 2013 e agli 89 del 2012. Sale quindi a 439 il numero complessivo dei suicidi per motivi legati alla crisi economica registrati in Italia nel triennio 2012-2014. Il 45% sono imprenditori ed il 42% disoccupati. Il picco massimo è stato raggiunto nel 2° trimestre del 2014 proprio mentre il governo indicava segnali di miglioramento dell’economia. «Un'escalation che ben rappresenta un drammatico scenario in cui debiti, fallimenti, licenziamenti, stipendi non percepiti, disoccupazione diventano il movente di stragi che si consumano quotidianamente», spiega ancora il Report di Link Lab. Dopo l'impennata registrata nel 2013, infatti, i suicidi legati a difficoltà economiche hanno conosciuto un ulteriore e significativo aumento nel corso del 2014 risultando più che raddoppiati rispetto al 2012. E la disperazione non conosce differenze geografiche. Mentre si conferma il triste primato del Nord est, dove si registra complessivamente il 25,3% del totale dei suicidi, lo studio infatti rileva «la progressiva uniformità della distribuzione del fenomeno»: le regioni dell'Italia centrale infatti dal 2012 al 2014 contano il 22,3% dei suicidi, il Sud il 20,3%, il Nord-Ovest il 20% e le Isole l'11,8%. Le regioni più colpite dal fenomeno appaiono in ogni caso quelle del Veneto e della Campania che dal 2012 al 2014 fanno registrare rispettivamente il 17,7% e l'11,6% del totale dei suicidi per crisi economica. La disperazione livella anche le differenze sociali. Poche le distinzioni tra tipologie lavorative: se a suicidarsi negli ultimi 3 anni sono il 45% tra imprenditori e titolari di aziende, complessivamente 198 vittime, il 42% , circa 183, sono disoccupati. Un numero, quest'ultimo, in crescita costante. La percentuale di chi si toglie la vita dopo aver perso il posto di lavoro, infatti, passa dal 31,5% del 2012 al 38,9% del 2013 e al 48,3% del 2014. E tra gli stessi disoccupati, «a destare preoccupazione», annota ancora Link lab, soprattutto il dato relativo agli under 34 anni. A fronte infatti del 6,9% del totale dei suicidi registrati dall'inizio del 2012 a fine 2014, tra tutte le categorie occupazionali, si rileva una percentuale più elevata, pari al 12,4% fatta registrare dalla sola categoria dei disoccupati con età inferiore ai 34 anni. Solo a fine 2014 si registra una significativa diminuzione del numero di suicidi: da agosto, con i 12 casi registrati, si arriva ai 10 e 11 casi di novembre e dicembre.

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