Politica

Italicum, Boschi frena Area Riformista: "No a modifiche"

Il ministro gela la minoranza Pd sulla riforma elettorale e ribadisce la posizione del governo: "Legge corretta, funziona"

Nulla cambia, almeno per ora, nel Pd sul destino dell'Italicum. La maggioranza del partito resta ferma sulla posizione di Renzi e del voto in Direzione: nessuna modifica. La minoranza insiste per riaprire il confronto nel merito. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, oggi presente alla prima riunione della commissione Affari costituzionali della Camera ribadisce la posizione del governo: "La Direzione ha deciso, ha già dato un indirizzo. Per noi la legge è corretta, funziona, va bene, non ha necessità di modifiche". Una chiusura che non sorprende la minoranza, che stamane, poche ore prima del via alla riunione in commissione ha diffuso il testo della lettera a Renzi promossa da Area riformista (senza la firma del capogruppo Speranza) e che ha raccolto un'ottantina di adesioni. Siamo solo all'inizio del percorso e in questa fase le posizioni non possono cambiare. Si vedrà nei prossimi giorni se ci sarà la possibilità di riaprire un confronto nel merito, come chiede la minoranza, soprattutto per quel che riguarda i capilista bloccati e il premio di maggioranza. L'appello di Area riformista e l'iter della legge. Cade nel vuoto. Per il governo "ci sono tutti i presupposti per rispettare i tempi" per l'approdo in Aula il 27 aprile. Oggi la prima commissione ha nominato i relatori al testo di riforma della legge elettorale il presidente della commissione stessa Francesco Paolo Sisto (FI) e Gennaro Migliore (Pd). È stato poi stabilito, nel corso dell'ufficio di presidenza, il timing dei lavori con il punto fermo, ha ribadito il vice presidente del deputati del Pd, Ettore Rosato, che il 27 il testo dell'Italicum va in Aula. La prossima settimana infatti, tra lunedì 13 e martedì 14 aprile, si svolgeranno le audizioni di esperti, mentre il 17 aprile è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Il 23 o 24 aprile invece si darà il mandato al relatore per l'approdo in Aula. Il lavoro in commmissione. La chiusura della Boschi alle richieste di una parte della minoranza non smorzano quindi le tensioni all'interno del partito, che vede però i renziani nettamente in inferiorità numerica in commissione Affari costituzionali rispetto alla minoranza, sicuramente più forte anche grazie all'apporto delle opposizioni. Sull'ipotesi di eventuali sostituzioni di qualche componente dell'organo parlamentare la stessa ministra però ha gettato, per ora, acqua sul fuoco: "Mi sembra prematuro - ha spiegato ai giornalisti - comunque è il capogruppo che decide, perché i componenti della commissione sono espressione del gruppo". L'assemblea del gruppo a Montecitorio si dovrebbe riunire infatti lunedì o martedì prossimi, e come ha spiegato il vicepresidente del gruppo, Ettore Rosato, in quella occasione si prenderà una decisione e tutti saranno chiamati a rispettarla. Se poi alcuni singoli non saranno d'accordo, ce lo faranno sapere. Lo stesso Rosato, tra i fedelissimi del segretario Matteo Renzi, ha poi escluso l'ipotesi che il testo possa andare in aula senza mandato al relatore, bypassando così l'esame in commissione. "Non c'è nessuna motivazione" ha risposto ai cronisti.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.