Alea iacta est . L’impressione è che la posizione politica di Raffaele Fitto sia simile a quella di Giulio Cesare narrata da Svetonio. Sul Rubicone, il 10 gennaio del 49 avanti Cristo, il conquistatore delle Gallie trasse il dado scatenando la seconda guerra civile della storia repubblicana romana. Fitto è nella condizione di non poter più tornare indietro e dover anche lui lanciare i dadi e scatenare la guerra civile in FI alla vigilia delle regionali. Troppo incrinato il rapporto con Silvio Berlusconi e il cerchio magico. Giovanni Toti l’ha detto chiaramente: un conto è Paolo Romani che pone critiche giuste con un atteggiamento positivo e costruttivo; un altro conto è l’ex governatore pugliese. Lo stesso Cavaliere da Arcore ha pronunciato nel Venerdì Santo la propria scomunica, inviata certo a Sandro Bondi, ma anche all’europarlamentare di Maglie. Berlusconi ha parlato di «patologie della vecchia politica politicante: protagonismo, rissosità, frazionismo» e di mancanza di lealtà. Impossibile non pensare a Fitto. Il leader dei «restauratori» replica dal proprio blog parlando di vicenda assimilabile a una «tragedia greca o shakepseariana» e di «errori politici» che hanno tradito le promesse di cambiamento del centrodestra. Fitto trae il dado: «Siamo in un partito senza regole, dalla testa in giù. Da un anno siamo in una terra di nessuno, dove nulla corrisponde a quanto è scritto nello statuto. Siamo in un partito con dirigenti privi di qualunque legittimazione democratica. C’è ormai un cupo bunker, costruito intorno a Berlusconi, dove pochi autonominati pretendono di decidere sulla sorte delle persone, e peggio ancora sulla linea politica». Fitto accusa la senatrice Maria Rosaria Rossi di avere diritto di vita e di morte sulle candidature e stigmatizza l’idea di escludere i propri uomini dalle regionali e, in futuro, dalle politiche. «Siamo in un partito senza una seria e credibile linea politica - accusa Fitto - Siamo un partito con 9 milioni di elettori in fuga. E adesso qualcuno vorrebbe anche più bavaglio per tutti». Difficile evitare la frattura, sancita anche dalle parole di Alessandro Furlan, leader dell’Esercito di Silvio: «Fitto e la sua banda di scalmanati prendano un’altra strada». L’eurodeputato aspetta però che sia il Cav a fare la propria mossa escludendo i fittiani dalle regionali. Il candidato governatore in Puglia Francesco Schittulli invece la scelta già la fatta: stanco degli indugi di FI correrà sotto le insegne fittiane. Un tentativo di mediazione viene abbozzato dal coordinatore pugliese di Ncd-Area Popolare Massimo Cassano, che invita Fitto a «pensare al bene comune e di ridimensionare le proprie ambizioni personali» e chiede la convocazione di un tavolo tecnico della coalizione di centrodestra dopo Pasqua per trovare un accordo definitivo con il commissario pugliese di FI Luigi Vitali. Proposta accolta dallo stesso Vitali che rilancia l’intenzione di FI di restare comunque al fianco di Schittulli, ma bocciata proprio da quest’ultimo, che dice seccamente: «In questo momento convocare un tavolo tecnico costituisce un’ulteriore perdita di tempo e allo stato attuale non c’è un solo minuto da perdere». Il dado è tratto. Anche se Cassano conferma il tavolo convocato per martedì e non si rassegna a una «coalizione spaccata». Ma è ormai l’unico.
Fitto non fa passi indietro «FI senza linea né regole»
Tutto rinviato a dopo Pasqua. Ma la scissione è vicina
