Pressione fiscale in aumento, potere d'acquisto delle famiglie al palo, quota di profitti delle imprese non finanziarie ai minimi da 20 anni. Ma come, Renzi e Padoan non ci avevano detto che la ripresa è alle porte? L’Istat continua a smentire le previsioni del governo. Dopo i dati agghiaccianti sulla disoccupazione, arrivati a quarantott’ore dagli annunci trionfalistici del ministro Poletti (79mila contratti stabili in più) che se n’è addirittura uscito con la sparata del milione di posti di lavoro in più sulla scia del Jobs Act, ieri l’ennesima doccia fredda sull’ottimismo fanfarone del governo. I dati si riferiscono al 2014 quando già Renzi parlava di ripresa dietro l’angolo. Il reddito delle famiglie resta piatto (non si può certo definire aumento quel risicato +0,2%). Eppure dal governo fanno notare che non è andata poi così male perchè è la prima volta dal 2007 che non c’è il segno meno. Evviva. Bocche cucite, per pudore, sull’aumento della pressione fiscale arrivata al 43,5% mentre nel quarto trimentre ha toccato addoverno anche sulirittura quota 50,3%. L’Istat smentisce il g fronte del livello del debito che in rapporto al pil è salito al 3%. E qui dovrebbe scattare l’allarme rosso perchè questa è una soglia limite per Bruxelles. La lista delle sparate del governo per conquistarsi i titoli dei giornali e dei Tg è lunga quanto le puntuali smentite. LA RIPRESA CHE NON C’È Circa un anno fa Renzi e Padoan si lanciavano in previsioni entusiasmanti. Il pil crescerà dello 0,8% annunciavano lanciando in pasto ai creduloni anche un +1,3% per il 2015. Poi però il prodotto interno lordo nel 2014 è sceso dello 0,4% e quast’anno sarà un successo se salirà dello 0,7%. PIÙ CONSUMI CON 80 EURO Sembrava la ricetta miracolosa. Ad aprile arriva il bonus da 80 euro e Renzi dice convinto che è quello che ci vuole per indurre gli italiani a spendere. Ma questa volta è consapevole di aver esagerato tant’è che nel Def di aprile scrive che l’effetto sui consumi sarà di appena lo 0,1%. È sempre l’Istat a certificare che gli 80 euro non sono serviti a molto e i consumi sono in stato comatoso. SCUOLA E PRECARI Era settembre quando il governo annunciava che 150 mila precari della scuola sarebbero stati regolarizzati. Il documento della riforma dal titolo accattivante «La buona scuola» ha illuso più di un insegnante. Ma cosa è rimasto di quegli annunci? Se tutto va bene ad entrare saranno in centomila mentre oltre 47 mila resteranno fuori. Inoltre Renzi sceglie lo strumento del disegno di legge allungando ancora di più i tempi. PROVINCE ADDIO! Ci avete creduto davvero? La spending review doveva partire proprio dall’abolizione delle Province con un miliardo di euro di risparmi nel 2015. In realtà il miliardo è solo un taglio lineare ai trasferimenti. La questione del personale è ancora da risolvere. EXPO IN RITARDO A marzo dell’anno scorso mentre era stato completato solo il 18% dei lavori, Renzi diceva che ce l’avremmo fatta, anche se correndo. Ora a un mese dal via ci si accorge che i ritardi sono una realtà. Rischia anche il Padiglione Italia.
Aumentano le tasse, l’Istat gela Renzi
Ecco la ripresa del governo: pressione fiscale al 50,3% a fine 2014 potere d’acquisto al palo e profitti delle imprese ai minimi da 20 anni
