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Dal Campidoglio nessun piano La situazione è fuori controllo

Ci sono le buone intenzioni, un piano operativo ancora no. Sullo scandalo nomadi la Giunta Marino naviga a vista, sospesa tra l’emergenza quotidiana e una promessa, quella della chiusura definitiva...

Ci sono le buone intenzioni, un piano operativo ancora no. Sullo scandalo nomadi la Giunta Marino naviga a vista, sospesa tra l’emergenza quotidiana e una promessa, quella della chiusura definitiva dei campi attrezzati, che non si sa come tradurre in fatti. «La città mi esplode tra le mani - ha detto l’assessore ai Servizi sociali Francesca Danese in riferimento all’aggressione dei vigili urbani - è stato dato alle fiamme uno dei centri di accoglienza che stavo chiudendo perché versava in condizioni anche igieniche terribili, sto vivendo una situazione molto difficile». In realtà, come sta denunciando una delle associazioni che sul territorio si occupa dei nomadi, la 21 luglio, anche gli annunci della Danese finiscono nel dimenticatoio: «Il 26 gennaio scorso - scrive l’associazione - in seguito a una visita al centro di raccolta rom Best House Rom assieme alla Commissione Diritti Umani del Senato, l’assessore dichiarò che avrebbe chiuso "questo mostro in due mesi". Bene, a due mesi esatti di distanza dalle parole pronunciate pubblicamente davanti ai microfoni dei numerosi giornalisti presenti, l’associazione 21 luglio auspica che la Danese tenga fede all’impegno assunto e provveda con urgenza e risposte adeguate alla chiusura di una struttura in cui, ancora oggi, 320 uomini, donne e bambini rom continuano a vivere in condizioni di vita precarie e in cui i loro diritti umani continuano a essere violati in maniera sistematica». In queste settimane l'amministrazione sta lavorando ad un nuovo regolamento incentrato sull'accoglienza e l'inclusione, aspetta il piano operativo nazionale per le città metropolitane per intercettare ulteriori soldi e spera, infine, che coi fondi stanziati per il Giubileo possa partire qualche bonifica straordinaria: sul piano pratico, però, un "piano nomadi" ancora non esiste, anche perché le uniche alternative prospettate dall'assessore non convincono i diretti interessati. «Anche i nomadi possono accedere alle case popolari», hanno sempre pensato e ribadito la Danese e il sindaco Marino, il punto è che loro rifiutano: «Il sindaco Marino parla di cose che non conosce - tra i primi a bocciare l’idea è stato Massimo Converso, presidente dell’Opera Nomadi di Roma - anzitutto non dispone dei numeri reali, i nomadi in città non sono 8mila ma 20mila, secondo punto loro non vogliono le case, ma terreni fuori Roma su cui installare le loro abitazioni, la maggior parte degli ospiti dei campi romani può permettersi questa soluzione». «Se davvero vogliamo eliminare l’illegalità - ha continuato - è necessario rendere lecite le attività che per i rom rappresentano un guadagno, così per loro sarà possibile acquistarsi i terreni e organizzarsi altrove, questo è superamento dei campi nomadi, l’80% degli 8mila rom che vivono nei campi comunali hanno o potrebbero avere la possibilità di comprarsi le terre e andarsene». Una proposta, quella di legalizzare il traffico illecito di rifiuti attraverso un apposito albo dei cosiddetti "ferrivecchi", già affrontata in commissione Politiche sociali ma anche questa arenata.

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