Politica

Altro bluff, la disoccupazione cresce

La settimana scorsa il premier e Poletti avevano annunciato il loro trionfo L’Istat smentisce tutti: male febbraio, soprattutto le donne perdono lavoro

Ma come? Appena la settimana scorsa il premier e il ministro del Lavoro si gloriavano. Poletti, preceduto dal solito tweet premonitore e giubilante del premier Matteo Renzi, aveva annunciato che nei primi due mesi dell’anno le nuove attivazioni di contratti a tempo indeterminato sarebbero esplose in numero: +33% a gennaio e +38% a febbraio, rispetto allo stesso mese del 2014. Un modo subdolo per sostenere che il Jobs act funziona. Eccome, se funziona. Ma funziona? Anzitutto il governo, forse al limite della correttezza, gioca con i numeri. Perché vengono dati i primi due dati mensili mentre invece solitamente il ministero rende noto i dati aggregati per trimestri in modo da poter comprendere le tendenze. E poi, come sempre accade, quando stanno per arrivare gli incentivi, le imprese attendono il nuovo aiuto e quindi rinviano le assunzioni per qualche mese in attesa delle decisioni della politica. Infine, dare il numero solo dei nuovi contratti non ha senso se contemporaneamente non vengono rese pubbliche anche le cifre dei rapporti di lavoro che al contrario si sono risolti. Ma quando è l’Istat a dover dare i numeri son dolori per il governo. Così si scopre che l’occupazione a febbraio è scesa e la frenata è dovuta esclusivamente alla diminuzione del lavoro delle donne. L’Istat sottolinea che gli occupati di sesso maschile sono «sostanzialmente stabili» mentre quelli di sesso femminile diminuiscono in un mese di 42 mila unità (44 mila il dato complessivo). Anche il tasso di disoccupazione cresce al 14,1% per le donne (+0,3 punti su mese e +0,9 punti su anno) mentre per gli uomini è all’11,7% (invariato sul mese e in calo di 0,3 punti nell’anno). Si arresta dunque la serie positiva di dicembre e gennaio. «In queste settimane abbiamo assistito a un nauseante balletto sui numeri dell’occupazione in cui di volta in volta si faceva propaganda su dati parziali e inconsistenti, si inneggiava alla ripresa e ci si lodava per la presunta bravura. La realtà, purtroppo, è assai diversa», ha commentato il segretario della Cgil, Susanna Camusso, sottolineando che «in un quadro assai negativo spiccano i dati disastrosi della disoccupazione giovanile e femminile» con «dati che sono ormai oltre il limite consentito». Tra dicembre e febbraio il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti, in larga misura per la risalita del tasso di inattività (+0,3 punti). Nella fascia 15-24 anni, ovvero l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, sale al 42,6% rispetto al 41,2% di gennaio. Su base congiunturale gli occupati diminuiscono dello 0,2% (-44.000), i disoccupati aumentano dello 0,7% (+23.000). Il numero di inattivi cresce dello 0,1% (+9.000) nel confronto con gennaio. Il tasso è stabile al 36%. Ma allora chi ha ragione? Il governo o l’Istat? I tecnici dell’istituto mettono le mani avanti e precisano che si tratta di dati non confrontabili con quelli del governo sulle 79 mila attivazioni di nuovi contratti, che «sono dati di diversa natura e non necessariamente significano nuovi occupati. Possono anche essere transizioni dal tempo determinato e altri tipi di contratti». L’Istat informa che nel periodo dicembre-febbraio rispetto ai tre mesi precedenti l’occupazione «è rimasta sostanzialmente stabile, mentre il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,4 punti, in larga misura per la risalita del tasso di inattività».

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