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Così gli ingegneri giocavano col fuoco

Le fiamme divamparono avvolgendo la stazione Tiburtina. Un anno dopo alcuni ingegneri di Italfer avebbero continuato a scherzare con il fuoco. La vicenda emerge dagli atti a disposizione della...

Le fiamme divamparono avvolgendo la stazione Tiburtina. Un anno dopo alcuni ingegneri di Italfer avebbero continuato a scherzare con il fuoco. La vicenda emerge dagli atti a disposizione della procura di Firenze, intercettazioni confluite nei fascicoli che hanno consentito ai pm toscani di alzare il sipario dietro al quale andava in scena la «cricca delle Grandi opere». Si tratterebbe di falsi attestati inerenti le prove antincendio. «Si reputa opportuno – scrivono i militari del Ros - riportare una conversazione attinente i lavori della Stazione ferroviaria di Roma Tiburtina in cui sono interessati gli stessi soggetti come ente appaltante (Italfer) e impresa esecutrice (CoopSette) che richiama in qualche modo lo stesso modus operandi adottato per la vicenda delle lesioni procurate durante l'esecuzione dei lavori alla scuola media Ottone Rosai di Firenze». La conversazione intercettata risale al 18 dicembre del 2012, 13 mesi dopo l'incendio che coinvolse la stazione. Sono le 16,18 minuti quando «l'ingegner Roberta Olivi di Italfer – scrivono i militari – informa l'ingegner Valeria Lombardi che dei pannelli di rivestimento montanti da CoopSette non hanno gli standard termici richiesti». «Sto scoprendo – spiega la donna - che questi pannelli sandwich che sono stati messi...in realtà, se li andassimo a provare nuovamente...non sono proprio...per un problema diciamo...alle giunzioni». «Le nuove modalità di prova – aggiunge l'ingegnere - non è che sono diverse da prima...soltanto che adesso le prove devono essere fatte su dimensioni adeguate a quello che effettivamente viene posto in opera». Il risultato è chiaro: «Quindi facendo queste prove...evidentemente si è notato che qualcosa non andava nelle giunzioni». L'ingegnere ha capito: «effettivamente un problemino c'è». Il «problemino», secondo il Ros, riguarderebbe la «Resistenza Emissione Isolamento» dei pannelli adoperati per la stazione, ovvero «un elemento costruttivo che deve conservare per un tempo determinato (120 minuti) la resistenza meccanica, la tenuta alle fiamme e ai gas caldi, l'isolamento termico». La soluzione però è a portata di mano e la spiega sempre Roberta Olivi: «Leonardi mi ha detto: “Guarda io ti faccio questa osservazione però CoopSette deve, in un mese al massimo, mettere dei coprifili esterni in corrispondenza di queste giunzioni dei pannelli». «L'ingegner Olivi – si legge - fa anche capire che è stato attestato falsamente in un atto (si ritiene da parte di Francecso Dragone) che i pannelli montati sono quelli idonei, con l'intesa che CoopSette li deve però effettivamente montare al più presto e comunque prima che vi sia l'ispezione dei Vigili del Fuoco: “Il patto è questo...che lui scrive che ci sta questa roba e CoopSette deve giurare che lo fa entro poco tempo..perchè tu sai che dal momento che si presenta la SCIA(Segnalazione Certificata di Inizio Attività, atto che va inoltrato ai Vigili del Fuoco al momento del rilascio del certificato di prevenzione incendi, ndr ) entro sessanta giorni i Vigili vengono(...)e quindi lui ha dichiarato il falso». Non è dato sapere se «il patto» sia poi stato messo in atto ma sta di fatto che alcuni ingegneri hanno pensato di poter scherzare con il fuoco.

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