Politica

Infrastrutture e loschi affari

di Gian Marco ChiocciIeri c’era da raccontare dell’ennesimo sindacalista (Landini) sceso in piazza non a tutela dei lavoratori ma a tutela sua e del suo futuro professionale. C’era pure da...

Ieri c’era da raccontare dell’ennesimo sindacalista (Landini) sceso in piazza non a tutela dei lavoratori ma a tutela sua e del suo futuro professionale. C’era pure da riportare l’ennesimo ritorno di un politico (Berlusconi) che al futuro guarda ormai con un certo disincanto per tutta una serie, infinita, di motivi. E c’era da parlare dell’ennesimo ritorno di fiamma (da Storace a Moffa, da Viespoli a Urso e Landolfi fino alla new entry Isabella Rauti) di una destra litigiosa che ha iniziato a fare autocritica e a ragionare sugli errori del passato per capire cosa fare in futuro, con o senza Salvini, con o senza i milioni ereditati da An. L’effervescenza (si fa per dire) della politica ha presto lasciato il posto alla seguente storiaccia di sprechi nazionali rilanciata dalla Cgia di Mestre e approfondita con un’inchiesta dalla nostra Laura Della Pasqua: i grandissimi sperperi di denaro pubblico per 27 Grandi Opere previste dalla Legge Obiettivo calcolati su una lievitazione dei costi fino al 900 per cento. Non si tratta degli storici fiori all’occhiello dell’inefficienza italica come il Ponte sullo Stretto (9 miliardi di euro per un’opera mai iniziata) o dei lavori perennemente in corso sulla Salerno-Reggio Calabria. No, tutta roba più recente. La Tav (dai 14 miliardi previsti arriveranno a 60) oppure il Mose e altre 600 cattedrali nel deserto o realizzazioni faraoniche che succhiano soldi allo Stato e sulle quali, le varie cricche, apparecchiano i loro banchetti. Un’indecenza senza fine per un Paese che ha meno infrastrutture del resto d’Europa e che per i soldi spesi in cinquant’anni avrebbe potuto inaugurare da tempo una tratta ad alta velocita per andare e tornare da Marte.

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