Il presidente del Consiglio Matteo Renzi con un’opera di raro equilibrismo «blinda» gli indagati del suo governo. Dopo i passati richiami alla trasparenza e alla legalità oggi si domanda: «Perché dovrebbero dimettersi?» E a D’Alema riserva una stoccata: «È una vecchia gloria. Del wrestling». Insomma D’Alema come Hulk Hogan. Intervistato da Repubblica, Renzi esclude che, dopo le dimissioni di Maurizio Lupi, tocchi ora ai sottosegretari indagati lasciare l’incarico. «Ho sempre detto che non ci si dimette per un avviso di garanzia - ha precisato - per me un cittadino è innocente finché la sentenza non passa in giudicato. Del resto, è scritto nella Costituzione. Quindi perché dovrebbe dimettersi un politico indagato? Le condanne si fanno nei tribunali, non sui giornali». Eppure i sottosegretari indagati non sono pochi: Vito De Filippo (Pd, alla Sanità); Umberto Del Basso De Caro (Pd, alle Infrastrutture); Francesca Barracciu (Pd, ai Beni Culturali) e Giuseppe Castiglione (Ncd, all’Agricoltura). E poi sui dissidenti del Pd: «D’Alema ha utilizzato un lessico che non mi appartiene. Espressioni che stanno bene in bocca a una vecchia gloria del wrestling, più che a un ex primo ministro. Credo fosse arrabbiato per Roma-Fiorentina: ha capito che il vero giglio magico è sceso in campo all’Olimpico... Compito del Pd è cambiare l’Italia, sia che D’Alema voglia, sia che D'Alema non voglia. E noi lo faremo». E ancora: «Una parte della minoranza ha questa simpatica abitudine di trattarci come usurpatori, come se fossimo entrati nottetempo al Nazareno scassinandolo - ha detto Renzi - Prima o poi accetteranno il fatto che se ci siamo noi, e non più loro, è perché ci hanno scelto gli iscritti, ci hanno votato gli elettori alle primarie e ci hanno sostenuto gli italiani con una percentuale di consensi che non si vedeva dal 1958». E poi un richiamo alla tranquillità: «Scommetto che non ci sarà alcuna scissione. Il Pd è un luogo aperto al confronto. Nessuno può pretendere di avere la verità in tasca. La mia proposta è quella di discutere e confrontarsi sul modello di partito, sull'identità della sinistra che cambia in Europa e in Italia. Cuperlo ha picchiato duro su di me, ma ho apprezzato la sua analisi. Il dibattito ha bisogno di tutti. Non cacciamo nessuno. Da qui al congresso del 2017 abbiamo due anni per discutere di come irrobustire il Pd uscendo dalla logica dei talk e dei tweet e gustando la fatica di ascoltarsi». E poi via Facebook: «Un anno e mezzo fa, prima gli iscritti e poi milioni di elettori con le primarie ci hanno affidato la guida del Pd. Ci hanno chiesto di rimettere in moto l’Italia, realizzando finalmente le riforme che attendevano da troppi anni». Renzi ha proseguito: «Gli italiani con il voto alle europee hanno sostenuto questo percorso con una percentuale che non si vedeva in Italia dal ’58. Perciò sentiamo questa grande responsabilità e compiamo le nostre scelte pensando ai nostri connazionali, non alle correnti agli spifferi o alle polemiche interne». Duro il giudizio di Maurizio Gasparri (FI), vicepresidente del Senato: «Ipocrita e bugiardo. Tale si conferma Renzi. Usa la morale a orari alterni. Occhi chiusi sui suoi sottosegretari, su speculazioni bancarie, su se stesso, residente a lungo in casa pagata da gente con incarichi nella Firenze con Renzi sindaco. Noi siamo garantisti in ogni caso - ha aggiunto - lui con se stesso e gli amici. Intanto arrivano altre tasse per la politica confusa fatta negli enti locali. Altro che 80 euro».
Renzi equilibrista blinda i suoi indagati
Il premier: "Un politico è innocente fino alla condanna definitiva, nel governo nessuno si dimetterà"
