Politica

Le spese pazze della Barracciu "promossa" ai Beni culturali

La procura di Cagliari le contesta di aver utilizzato, per fini personali e nel periodo in cui era Consigliere regionale, 78mila euro destinati alle attività istituzionali

Mentre il premier, Matteo Renzi, tenta di allontanare da sé l’accusa di doppiopesismo, tirando in ballo la «questione etica» come motivo per dimettersi, i quattro sottosegretari indagati, e non solo loro, tirano un sospiro di sollievo. Fra questi, con in mano la delega ai Beni culturali, c’è Francesca Barracciu, esponente del Partito Democratico, accusata di peculato aggravato nell’ambito dell’inchiesta sulle «spese pazze» dei gruppi al Consiglio regionale della Sardegna. Più precisamente, la procura della Repubblica di Cagliari le contesta di aver utilizzato, per fini personali e nel periodo in cui era Consigliere regionale, 78mila euro di fondi destinati alle attività istituzionali. Vediamo i fatti. È il settembre del 2013 quando la Barracciu viene eletta alle primarie del centrosinistra, e diviene così la candidata Pd alla guida della Regione Sardegna. Tutto sembra andare liscio, ma qualche giorno dopo scoppia la grana. L’esponente democrat, infatti, viene iscritta nel registro degli indagati insieme ad altri 33 esponenti. La reazione della Barracciu è calma: «Sono assolutamente tranquilla, sono notizie di stampa, non ho ricevuto nessun avviso di garanzia». Due mesi dopo, l’allora europarlamentare e candidata governatrice, viene sentita dalla pm Marco Cocco per rispondere della mancata rendicontazione di spese effettuate dal gruppo consiliare tra febbraio 2006 e gennaio 2009, per un totale di 33mila euro di rimborsi chilometrici per il carburante. Uscita dagli uffici della procura, la Barracciu dice di essere ancora «più serena», dà le sue motivazioni e spiega di non aver «mai usato queste risorse per usi voluttuari o personali». Intanto la direzione regionale Pd pensa di fermare la sua corsa verso la presidenza della Sardegna, ma lei gioca d’anticipo e si ritira: «Lo faccio per il bene del partito», spiega. Ma mentre la procura indaga sulle presunte «spese pazze», al governo approda Renzi, il quale, evidentemente in uno dei suoi momenti garantisti, la sceglie come sottosegretario. «Sono felicissima e onorerò l’incarico», afferma, emozionata, l’unico esponente sardo del governo. Nel marzo 2014 la Barracciu viene nuovamente sentita in procura, ma si dice fiduciosa nel lavoro dei magistrati. E sono proprio i pm ad allargare l’inchiesta, chiedendole spiegazioni su altri 45mila euro del gruppo spesi, ancora una volta, per fini diversi da quelli istituzionali. Negli stessi giorni l’indagata «licenzia» i suoi legali, nega ancora le accuse a afferma: «Se venissi condannata, mi dimetterei subito». Nel maggio del 2014 la procura di Cagliari chiede un supplemento d’indagine, e intanto la Barracciu si lamenta dei tempi lunghi dell’inchiesta: «C’è un evidente problema di funzionamento del meccanismo giudiziario - si lamenta - non è giusto per i cittadini che attendono di conoscere la verità e non è giusto per chi è coinvolto in un’indagine». Passa ancora qualche giorno e il gip del tribunale di Cagliari respinge la richiesta del pm di interdizione dell’indagata dai pubblici uffici, non ravvisandone i presupposti giuridici. Quattro mesi fa l’inchiesta, che vede decine di indagati, viene chiusa, e la Barracciu riceve l’avviso di conclusione delle indagini, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio. Il 3 marzo scorso, però, un piccolo colpo di scena. Secondo il quotidiano La Nuova Sardegna , infatti, dai fondi del gruppo consiliare Pd, sarebbero usciti 3.600 euro per pagare seminari e appuntamenti organizzati dalla società Evolvere srl, della quale farebbe parte anche il compagno del sottosegretario. In sostanza la procura cagliaritana, fin dall’apertura dell’inchiesta, cerca di accertare se la Evolvere srl ha davvero tenuto quei seminari e contemporaneamente di capire la funzione svolta dalla Barracciu nella stessa società, di cui è stata amministratore unico fino all'agosto del 2004. «È l’ennesima ondata di fango», replica l’interessata, che poi si scaglia contro i cronisti: «Certi giornalisti scaricano il loro veleno, perseverano nel riportare notizie vecchie spacciandole per nuove, omettono di riportare gli elementi che rendono conto dell’inconsistenza dell’accusa, scrivono molte cose totalmente false e mezze verità, infamando me e persone a me care». Infine annuncia: «Presenterò un’impietosa querela». Per Renzi, in questo caso, va tutto bene.

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