Politica

Strage di cristiani in Pakistan. L’urlo di dolore di Francesco

Il Pontefice chiede che finiscano le persecuzioni nel mondo e prega per le vittime degli attentati e per le loro famiglie LEGGI ANCHE "Contro l’Isis necessario l’uso della forza"

Sono stati uccisi solo perché erano cristiani. E Papa Francesco, a una manciata di ore dagli attentati davanti due chiese in Pakistan che hanno provocato 15 morti e 80 feriti, ha lanciato la sua «implorazione» ai fedeli riuniti sotto la pioggia in piazza San Pietro. Finita la preghiera dell’Angelus, Bergoglio non ha nascosto il suo profondo dolore, si è rivolto alla folla e ha pregato per le vittime. «Sono chiese cristiane - ha detto - I cristiani sono perseguitati, i nostri fratelli versano il sangue soltanto perché sono cristiani. Assicuro la mia preghiera alle vittime e alle loro famiglie. Imploro al signore il dono della pace e della concordia per quel Paese e che questa persecuzione contro i cristiani che il mondo cerca di nascondere finisca e ci sia la pace». Poche parole, ma pesanti come pietre, anche tenendo presente il simbolico «nullaosta» del nunzio apostolico all’Onu sull’uso della forza contro i tagliagole islamici. Parole che sono risuonate nella piazza punto di riferimento del mondo cattolico e che seguono l’annuncio del Giubileo straordinario alla fine dell’anno, un’iniziativa che è difficile non inquadrare come una sorta di risposta pacifica alle violenze dell’Isis. Erano trascorse quattro-cinque ore dai vili attacchi contro fedeli inermi a Lahore. Attentati rinvendicati di Jamaat-ul-Ahrar, un gruppo integralista legato ai Taliban. La rabbia dei pachistani non musulmani ha poi fatto versare altro sangue: due uomini sospettati di aver avuto un ruolo negli attacchi sono state linciate dalla folla poco dopo le esplosioni, ha riferito la polizia. I loro corpi, bruciati, sono stati abbandonati per strade. Gli abitanti del quartiere a maggioranza cristiana teatro degli attentati si sono abbandonati a violente proteste: negozi sono stati devastati e automobili fracassate. I dimostranti hanno costretto alla fuga anche la polizia e diversi esponenti politici che erano accorsi sul posto, accusando il governo di non agire con la necessaria risolutezza per difendere i cristiani. Le deflagrazioni sono avvenute a pochi minuti di distanza. Un ordigno ha colpito una chiesa cattolica mentre si celebrava la messa, l’altro una chiesa protestante a pochi metri di distanza. Secondo un testimone, Amir Masih, l’intervento di un uomo delle forze di sicurezza subito dopo la prima esplosione ha evitato conseguenze più gravi. L’agente ha infatti immobilizzato un individuo che voleva entrare in chiesa e che, dopo aver tentato inutilmente di divincolarsi, si è fatto esplodere, uccidendo anche il poliziotto. La violenza nella regione di Lahore è lievitata dopo il fallimento del tentativo del governo di avviare colloqui di pace con i Taliban l’anno scorso. Il 2014 è stato un anno terribile per i cristiani: 4.344 quelli uccisi, una cifra che nell’ultimo biennio, complice la nascita dello Stato Islamico in Siria e in Iraq e dei terroristi di Boko Haram in Nigeria, è quadruplicata. Le chiese attaccate, bruciate, distrutte, risultano almeno 1.062, secondo i dati forniti nell'ultimo rapporto dell’ong protestante Open Doors. Nel 2012 i cristiani assassinati per via della loro fede erano 1.201, nel 2013 sono passati a 2.123, fino ad arrivare ai 4.344 del 2014. Un escalation raccapricciante e preoccupante. Mancano, poi, i morti del 2015, gli ultimi 15 sono di ieri. Nell'elenco di 50 Paesi della World Watch List 2015, ordinati secondo l'intensità della persecuzione che i cristiani affrontano solo per il fatto di confessare e praticare attivamente la fede, al primo posto c'è la Corea del Nord, che mantiene il primato per il tredicesimo anno di seguito, così come non cambiano le stime sui cristiani rinchiusi nei campi di prigionia nordcoreani: tra i 50.000 e i 70.000. I primi dieci paesi dove i cristiani hanno subito violenza sono a maggioranza islamica: dopo la Corea del Nord, figurano nella lista Somalia, Iraq, Siria, Afghanistan, Sudan, Iran, Pakistan, Eritrea, Nigeria. L'entrata di altri 3 stati africani (Sudan, Eritrea e Nigeria) nella macabra «top 10» è segno che l’Africa è uno scenario centrale. Ci sono poi tre «new entry» nella lista complessiva: Messico, Turchia e Azerbaijan. Nel 2014, i paesi dove i cristiani hanno sperimentato maggiore violenza sono stati in questo ordine: Nigeria, Iraq, Siria, Repubblica Centrafricana, Sudan, Pakistan, Egitto, Myanmar, Messico e Kenya. L'estremismo islamico, evidenzia Open Doors, che si conferma come fonte principale di persecuzione, ha due centri di gravità globali: uno nel Medio Oriente arabo e l'altro nell'Africa subsahariana, e persino in stati a maggioranza cristiana i credenti stanno sperimentando un livello senza precedenti di esclusione, discriminazione e violenza. Il rapporto sottolinea, infine, l'imponente fenomeno dei rifugiati-profughi in fuga da paesi come Siria e Iraq, ma anche dalla Nigeria e altre nazioni africane, un movimento che sta cambiando la geografia cristiana del mondo.

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