L’indizione di questo Giubileo assomiglia molto a Papa Francesco e alla sua maniera di intendere la Chiesa e il Papato. Certamente si tratterà di un evento non paragonabile all’ultimo Anno Santo del 2000, sia perché è un Giubileo straordinario - quello ordinario ci sarà nel 2025 -, sia perché quello che ha convocato il Pontefice sarà probabilmente un Anno Santo da celebrare da parte dei fedeli molto più nelle parrocchie e nelle Diocesi sparse in tutto il mondo, piuttosto che in grandi avvenimenti di massa a Roma. Lo fa capire l’affidamento al Consiglio della Nuova Evangelizzazione, che ha responsabilità spirituali e non organizzative, e al tema dell'Anno Santo: la Misericordia, che probabilmente interpellerà le responsabilità umane e sociali dei cristiani a partire dalle proprie comunità. Ma lo si ricava anche dallo strettissimo preavviso con cui è stato annunciato, solo 9 mesi. Un lasso di tempo molto breve, che non potrebbe consentire di realizzare opere infrastrutturali, e che comunque metterà a dura prova la programmazione ordinaria della Capitale. Per tutte queste ragioni, credo che il Giubileo 2015-2016 avrà un modello di svolgimento decisamente diverso da quello del 2000 e del tutto nuovo. Questo non toglie che la Città Eterna si dovrà preparare ad accogliere molti milioni di fedeli. Penso, ad esempio, alla cerimonia di apertura della Porta Santa - che cadrà l'8 dicembre, in un momento già di alta presenza turistica a Roma - e a tutte le cerimonie che si svolgeranno e che, pur ordinarie, avranno caratteri «speciali»: Natale, Settimana Santa fino a Pasqua e tutte le celebrazioni del calendario cattolico. E' evidente che si tratterà di una situazione abbastanza complessa da affrontare, sia sul piano della mobilità che su quello dell’accessibilità. Ed è una situazione destinata a richiedere provvedimenti organizzativi delicati. Del resto, l’Anno Santo del 2000 per le istituzioni civili non fu solo un’esperienza di opere pubbliche e cantieri che durarono parecchi anni, ma fu un'esperienza speciale di tipo amministrativo e operativo. Noi l’affrontammo creando l’Agenzia per la preparazione del Giubileo, un organismo tecnico destinato ad organizzare e affrontare gli aspetti logistici, per mettere insieme la vita ordinaria della città con gli eventi straordinari, a monitorare i lavori e a organizzare tutti i volontari. Questi ultimi furono 80 mila e servirono come aiuto e supporto in tutte le attività logistiche. Ecco: a mio parere, in questo Giubileo il vero sforzo deve riguardare la componente organizzativa (piuttosto che opere pubbliche, che comunque sarebbe impossibile realizzare, occorreranno snodi e strutture logistiche attrezzate). È urgentissimo, ad esempio, un piano per la gestione dei pullman. Servirebbe già ora con i flussi turistici che ci sono, ma sarà ancora più indispensabile nei prossimi mesi. Un altro problema urgente riguarda il decoro urbano, perché di fronte a una «pressione» accresciuta di visitatori bisogna ridurre l’abusivismo e garantire percorsi per pellegrini e fedeli e una buona vivibilità quotidiana per i romani. Sono dell’avviso che la città e il territorio debbano essere vissuti maggiormente con visite a piedi, e che occorra arricchire la città di percorsi dedicati solo ai pedoni. È un progetto al quale sto lavorando assieme al Consiglio Pontificio per la Cultura guidato dal Card. Ravasi, anche per rendere più praticabile e accessibile la via Francigena. Anche se certamente questo Giubileo, per la sua natura, non vedrà 70 milioni di presenze come quello del 2000, ci sarà comunque bisogno di una cabina di regia. Che dovrà comprendere, oltre al Sindaco e al Comune, anche la Regione e il governo . E infine, e soprattutto, bisogna ricordare che si tratterà di una grande opportunità per la città. Una gioia per i credenti, una responsabilità per tutti. Ed è dovere dell'Italia intera garantire una buona accoglienza, gestire al meglio le funzioni della Capitale e prestare attenzione alla vita ordinaria dei cittadini.
Il mio Giubileo cambiò Roma
di Francesco Rutelli