Politica

Il caso Tosi adesso inguaia Caldoro

Tosi spariglia in Veneto rimettendo tutto in discussione. Di certo, l’ormai ex leghista verrà appoggiato da Area Popolare (Ncd-Udc), che chiama anche Forza Italia

La candidatura di Flavio Tosi contro Luca Zaia - che il sindaco di Verona annuncerà oggi - apre il valzer delle regionali. Tosi spariglia in Veneto rimettendo tutto in discussione. Di certo, l’ormai ex leghista verrà appoggiato da Area Popolare (Ncd-Udc), che chiama anche Forza Italia. Spetterà a Silvio Berlusconi ora decidere con chi stare: se con Salvini o col nuovo polo moderato che Sacconi (Ncd) già ribattezza «laboratorio per le prossime politiche». Il Cav sembra però orientato a scegliere Zaia, ma le variabili non mancano. Decisivo sarà il nuovo incontro con Salvini, che andrà ad Arcore nel fine settimana. Gli sherpa - Giancarlo Giorgetti per la Lega e Deborah Bergamini per FI - però sono al lavoro da giorni. L’obiettivo è arrivare all’incontro Salvini-Cav con un’intesa di massima in modo tale che il vertice si concluda con una fumata bianca. L’obiettivo di Salvini è blindare la vittoria di Zaia in Veneto ed evitare ogni alleanza con Ncd. Il segretario leghista sciorina i sondaggi: «Tosi arriva al 67% al massim, la Moretti al 30. Zaia non perderà mai, è un’ipotesi irrealizzabile, come la Juventus che perde lo scudetto». Anche FI viene data intorno al 7%: l’intesa col Cav compenserebbe la fuoriuscita del sindaco di Verona. L’obiettivo di Berlusconi è vincere in Veneto e confermare Stefano Caldoro alla guida della Campania. Il nodo vero è però costituito dalla Toscana, dove Salvini ha da tempo schierato Claudio Borghi e FI è sconvolta da una guerra civile scatenata dal fronte anti-Verdini. La candidatura di Lamioni è ormai tramontana e Salvini non intende ritirare Borghi. Un rebus non irrisolvibile però. La via d’uscita la indica proprio il segretario leghista. «Verdini rappresenta l’inciucio con Renzi e il renzismo da anni e anni - La Toscana è l’esempio più evidente di ciò. Noi non abbiamo voglia di giocare a perdere». E ancora: «Abbiamo la Lega ai massimi storici, stiamo raddoppiando gli iscritti e puntiamo a vincere in Veneto ma anche in altre Regioni dove siamo all’opposizione come la Liguria e la Toscana. Se Renzi perde in Liguria o in Toscana deve dimettersi». Tradotto: Salvini potrebbe anche decidere di cedere il candidato governatore a Forza Italia schierando Borghi come capolista del Carroccio, a patto però che il Cav metta nell’angolo Verdini e scelga un candidato non legato all’ex plenipotenziario azzurro per le riforme. La Lega terrebbe per sé invece il candidato governatore in Liguria, Edoardo Rixi sul quale convergerebbe anche FI. In questo contesto s’incastra la Campania. Il caso-Tosi infatti complica se possibile un quadro già di per sé intricato, quello in Campania. L’accordo scontato tra il sindaco di Verona e Area Popolare - che in Campania vale intorno al 10% ed è decisiva per l’esito del voto) potrebbe portare al varo di una candidatura autonoma, come in Veneto e come già fatto in Calabria. L’ala Udc però spinge per un accordo col candidato Dem De Luca, mentre Ncd è attendista, diviso tra la frangia più dialogante col Pd (che a ivello nazionale fa capo a Lorenzin, Cicchitto e Quqagliariello) e tra quella fedele a FI (Nunzia De Girolamo & Co.). L’ex coordinatore regionale Pdl Nicola Cosentino (da sempre avversario irriducibile di Caldoro e Francesca Pascale) intanto ha già scelto: la lista presentata da Vincenzo D’Anna (Gal) sosterrà De Luca. Resta poi il rebus Fitto. Un quadro insomma che indebolisce Caldoro, ma che rende necessario lo schieramento della lista Noi con Salvini a sostegno del governatore uscente. E la cosa che preme di più al Cav è proprio blindare la Campania.

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