Il cognome è già di per se stesso una profezia. Perché chiamarsi Coppi evoca inevitabilmente Fausto, il "campionissimo" che faceva prodigi sui pedali di una bici, sconfitto solo dalla malaria contratta in Africa, pochi insuccessi, tanti trionfi. Il Coppi di nome Franco le sue gare le disputa nei tribunali e in Cassazione, "pedalando" sui codici, dai quali quasi sempre estrae il colpo a sorpresa che vale assoluzioni clamorose per clienti altrettanto clamorosi. Ultimo Silvio Berlusconi. Facendolo assolvere prima in appello e poi in Cassazione dal pruriginoso processo Ruby, l’avvocato e professore Franco Coppi ha non solo dimostrato come certa magistratura metta in piedi autentiche persecuzioni giudiziarie, ma ha fatto una specie di miracolo biologico: ha rigenerato e rimesso in pista un depresso e sconfortato cavaliere ottantenne, ridandogli lo smalto dei giorni migliori. Al punto che il ruspante vegliardo non vede l’ora di rituffarsi nell’agone politico, indossando nuovamente i panni del condottiero che vuole portare il centrodestra a nuove, storiche vittorie. Neppure la dottoressa Aslan, quella che negli anni Settanta inventò il Gerovital, con cui pretendeva di fermare l’invecchiamento, sarebbe riuscita a tanto. Franco Coppi l’impresa l’ha messa a punto non fra gli alambicchi di un laboratorio chimico, ma semplicemente ragionando sui fatti così come accaduti, ma forzati dalla una procura milanese, infine mettendo a nudo le contraddizioni e le carenze probatorie di un castello accusatorio che scambiava il peccato per prova, la debolezza per motivo di condanna, la buonafede per scusa su cui chiedere il proscioglimento. Il giochetto ci è costato circa tre milioni di euro in intercettazioni, tre gradi di giudizio, intere pattuglie di poliziotti, carabinieri, finanzieri impegnati in appostamenti e pedinamenti, 24 ore su 24 a spiare Berlusconi nella privatezza giuridicamente inviolabile della propria residenza, presidente del Consiglio in carica, ignaro che tutto si svolgesse a sua insaputa. Su questo magma di abusi e violazioni, Franco Coppi ha costruito la sua difesa, puntando sulle bugie di una procace tunisina di bell’aspetto, che dichiarava più anni di quanti ne avesse e si spacciava come nipote di Mubarak. La magistratura serena, non quella della Boccassini e dintorni, che da troppo tempo costruisce teoremi impossibili, gli ha dato ragione. Del resto questo avvocato di successo, nato in terra di Libia 77 anni fa, aspirante pittore in gioventù, decisosi poi a "dipingere" nelle aule di giustizia, negli ultimi anni è stato l’implacabile avversario della magistratura che costruisce teoremi senza essere in grado di tradurli in prova. L’assoluzione di Giulio Andreotti dall’accusa di essere complice della mafia, fu clamorosa. Coppi lo difese con successo anche nel processo Pecorelli, dimostrandone l’estraneità, fu al fianco di Luigi Gui nel processo Lockheed , fece assolvere la segretaria di Silvio Berlusconi Marinella Brambilla dall’accusa di falsa testimonianza nel processo sulle tangenti alla Guardia di F inanza. L’avvocato non ha solo tirato fuori dai guai Giulio Andreotti, ma è un tecnico del diritto che ha difeso imputati di pedofilia, come quelli di Rignano Flaminio, di omicidio, come Sabrina Misseri o Renato Busco per via Poma, o sequestro di persona, come Niccolò Pollari per il caso Abu Omar. Senza dimenticare l’assoluzione ottenuta per il generale Vito Miceli per il tentato golpe Borghese. Scienziato del diritto, ha tutelato la vedova Calipari, ma anche l’ad della ThyssenKrupp, sempre con la stessa efficacia e un dogma, il low profile. Insieme a una proverbiale freddezza nelle circostanze più complicate ed a un controllo ferreo delle proprie emozioni. «Non ho mai perso il sonno per un processo. Può essere stato o essere l’ultimo pensiero di una giornata, prima di dormire, e il primo di quella seguente al risveglio. Ma nell’intervallo riesco a dormire benissimo» ha detto una volta di se stesso. Spesso sotto i riflettori della cronaca per la eterogeneità della sua clientela, ha sempre sostenuto: «Se uno bussa alla mia porta e ha bisogno di aiuto, nel rispetto delle regole, io credo di poter difendere chiunque». Berlusconi? Un cliente come gli altri, seppure più noto. «Se dovessi fare una lezione all’università - ha detto riferendosi alla vicenda Ruby - porterei come esempio questo processo, nato nonostante l’insussistenza dei reati contestati. Si sono perseguite questioni morali e di costume, non reati». Celebre per la meticolosità con cui studia le carte, l’avvocato Coppi è un uomo austero, lontano dalle tentazioni mondane. Non ama le cene (e si vergogna di dover sempre dire no) e le feste, si interessa di arte e pittura, si circonda di cani e ama restare in disparte, a lavorare. A parte la passione per le cravatte, non si conoscono sue debolezze particolari. Romanista per fede calcistica, per superstizione scrive solo a mano e con una penna Ferrari rossa, il suo amuleto.
Il Cav vince sempre con l’asso di Coppi
Profilo basso, freddezza e meticolosità. Così l’avvocato costruisce i suoi successi «Se dovessi fare una lezione all’università, la farei su questo processo» Ma Longo non ci sta
