Matteo Renzi incassa alla Camera il secondo via libera alle riforme costituzionali e già guarda oltre. E pazienza se il Pd è in preda all’ennesima crisi di nervi e si torna a evocare la scissione di SinistraDem. Il premier tira dritto e mette nel mirino nuove riforme, a partire dalla Rai. «Fare presto, perché si è perso fin troppo tempo», dice Renzi martedì sera durante la riunione al Nazareno ai parlamentari Pd che si stanno occupando della riforma Rai. Il tempo in effetti stringe, anche perché il Cda di viale Mazzini dovrebbe essere rinnovato ad aprile. Difficile arrivare a un testo condiviso per quella data, ma il presidente del Consiglio chiede ai suoi di tentare il tutto per tutto. È Vinicio Peluffo l’incaricato a mediare con tutte le forze politiche, a cominciare dal MoVimento 5 Stelle, per cercare quei «punti di contatto» dai quali partire. La riforma approderà oggi in Consiglio dei ministri e il governo sta studiando due testi, una prima base di partenza prima di mettere mano al testo del disegno di legge vero e proprio. Intanto, sembra scartata l’ipotesi del sistema duale, ovvero di un consiglio di gestione e di un consiglio di sorveglianza eletti dai parlamentari che, a loro volta, eleggono l’amministratore delegato. Matteo Renzi fa capire di non gradire questo modello, preferendo puntare dritto a un’organizzazione che preveda un vero e proprio «super manager»: circola ancora con insistenza il nome di Vincenzo Novari di H3G. Anche perché, precedenti esperienze di sistema duale applicato alle Spa non hanno portato a grandi risultati. Intanto è ancora scontro sulle riforme, con SinistraDem che torna achiedere la modifica dell’Italicum. Per Massimo D’Alema il combinato riforme-legge elettorale mette a rischio il futuro della democrazia. Il Lìder Massimo boccia in toto il ddl costituzionale e sull’Italicum dice: «Per migliorarlo e cancellare i capilista bloccati, basta un emendamento, tre righe. Basta ricominciare a ragionare, non ricominciare daccapo». Anche il lettiano Francesco Boccia è fortemente critico con il ddl Boschi, mentre Gianni Cuperlo torna a minacciare la scissione: «In gioco c’è la tenuta e l’unità del Pd. La minoranza viene descritta in maniera spregiativa, come chi protesta, ma poi è sempre là. È faticoso, molto faticoso. In gioco c’è la qualità e il profilo di questo Paese. Ci pensi il presidente del Consiglio». «Capisco il disagio di Gianni», dice Pippo Civati, che critica però chi ha votato a favore, a partire da Area Riformista. «Un rischio scissione non lo vedo, ma c'è un disagio di cui Renzi dovrebbe tenere conto senza rispondere solamente: tiriamo dritto - spiega Pier Luigi Bersani - Mi ha ferito e offeso che qualche commentatore abbia detto che la mia, la nostra, è solo una questione di poltrone. Perché la mia poltrone sono pronto a cederla a Verdini. Ci sono delle idee, non stiamo parlando di ammennicoli ma di democrazia. Il Pd è casa mia, casa nostra. È il segretario che dovrebbe preoccuparsi di tenere insieme tutte le sensibilità». «La parola scissione non è parte del covabolario Pd, sono convinto che lavoreremo tutti a partire da Renzi per costruire un clima unitario», taglia corto il capogruppo alla Camera Roberto Speranza.
Mezzo Pd teme la scissione Ma Renzi ora pensa alla Rai
Oggi la riforma in Cdm. Matteo: un supermanager di scelta governativa
