Non inganni l’"unità cromatica" - come l’ha definita Francesco Paolo Sisto - che contraddistingue i banchi di Forza Italia rappresentati sul tabellone luminoso che, a Montecitorio, dà il primo via libera alla riforma del Senato. Il gruppo di Forza Italia è sì sintonizzato tutto sul rosso, leggasi no al ddl Boschi. Ma sono le sfumature quelle che contano. Perché ci sono i fedelissimi di Berlusconi che hanno votato contro benché avessero voglia di astenersi. I fittiani che per il no lo erano fin dall’inizio e ora gridano vittoria. Ma ci sono soprattutto quelli che hanno espresso il voto contrario "turandosi" il naso. E solo "per affetto" a Berlusconi. Sono le truppe dei verdiniani, ai quali per l’occasione si è aggiunta anche la neonata componente dei riformisti. Ne fanno parte alcuni di coloro che, solo fino a qualche mese fa, erano tra i berlusconiani più puri: Gianfranco Rotondi (l’unico a votare sì), Daniela Santanchè, Laura Ravetto. Sono loro, insieme ad altri quattordici deputati, a firmare una lettera indirizzata al vecchio leader per manifestare tutto il loro dissenso. Perché non si possono buttare a mare riforme che si è contribuito a scrivere e - soprattutto - perché non si può continuare a sopportare la gestione del Gruppo alla Camera di Renato Brunetta. È un attacco durissimo quello al presidente dei deputati, resosi protagonista in Aula di un intervento dai toni severissimi nei confronti del premier, durante il quale alcuni deputati azzurri sono apparsi perplessi. In pratica, i verdiniani chiedono la sua testa. E poco importa se alla fine il voto contrario alle riforme arriva lo stesso. A pensare, in tal senso, una serie di telefonate fatte dallo stesso Berlusconi tra la serata di lunedì e la mattinata di ieri. Con gli amici di vecchia data l’ex premier usa la "mozione degli affetti": "Non potete abbandonarmi proprio oggi, c’è anche la Cassazione su Ruby". Con gli altri è più duro: "Se votate sì alle riforme vi mettete fuori dal partito". Alla fine, a sbloccare tutto è la conversazione con Verdini. L’ex plenitotenziario del Nazareno accetta la disciplina di partito, ma battezza comunque la «lettera del dissenso» per far capire quanto si sono ingrossate le sue truppe. E, soprattutto, per spiegare che quella di ieri sarà l’ultima occasione in cui ci si arrenderà a decisioni non condivise. È il gesto che fa esplodere Berlusconi. Insieme a quel richiamo alla democrazia che troppe volte negli ultimi tempi - in special modo dai fittiani - il Cav si è sentito ripetere. Così, incassata la compattezza del voto dei suoi, l’ex premier fa pubblicare una nota il cui senso è chiaro: «Io sto con Brunetta, basta protagonismi». Il sottinteso lo è altrettanto: chi non è d’accordo, è libero di cambiare aria. Anzi, è incoraggiato a farlo. «So bene che non è stato un passaggio facile - scrive il leader azzurro a proposito delle riforme - e ringrazio tutti i Parlamentari, i Deputati e il loro Capogruppo Renato Brunetta, che si è assunto il non facile compito di argomentare le nostre scelte e del quale ho condiviso l’intervento in Aula nei toni e nelle parole». «Chi oggi ha ritenuto di dover esprimere le proprie riflessioni - il passaggio dedicato ai "dissidenti" - avrebbe fatto meglio a farlo allora, condividendo con tutti noi i suoi spunti di dibattito. Oggi si apre una nuova era di centralità per il nostro movimento politico. Mi auguro che tutti lavorino per portarla avanti con armonia, rinunciando a qualche protagonismo di troppo e a qualche distinguo dal sapore un po’ strumentale». È quasi un benservito a Verdini. Che potrebbe concretizzarsi quando l’Italicum tornerà al Senato per l’ultimo passaggio. È a Palazzo Madama, infatti, che Renzi ha i numeri più risicati. Ed è nella Camera Alta che il senatore azzurro avrebbe maggior seguito, potendo contare sulla fedeltà anche di diversi esponenti di Gal. Così, se la minoranza Pd dovesse confermare i propri propositi di guerra, Verdini sarebbe in grado di mettere su una pattuglia in grado di traghettare il governo fino al 2018. Un’operazione «intravista» anche dall’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani: «Se Renzi vuole sostituirci con Verdini, lo dica subito». Magari non subito, ma lo si scoprirà a breve.
Berlusconi-Verdini, aria di divorzio
Nervi tesissimi in FI: i "riformisti" votano no sul Senato ma attaccano Brunetta Il leader blinda il capogruppo LEGGI ANCHE Così finisce il centrodestra
