Politica

«Orango» è solo un giudizio politico

La giunta del Senato nega la perseguibilità penale di Calderoli per gli insulti alla Kyenge

Ancora bufera sull’asse Calderoli-Kyenge. Lo strascico delle offese razziste del vicepresidente leghista del Senato nei confronti del’ex ministro Dem scatena nuovi veleni. La giunta per le immunità di Palazzo Madama, infatti, decide che le parole pronunciate dall’esponente del Carroccio nell’estate del 2013 a Treviglio («Quando la vedo non posso non pensare a un orango», disse Calderoli) non sono un’offesa razzista, ma termini «insindacabili», quindi «pronunciati nell’esercizio delle funzioni politiche», e di conseguenza non perseguibili penalmente. Una decisione che lascia senza parole Cécile Kyenge, soprattutto perché a votare a favore della insindacabilità delle parole del papà del Porcellum sono anche i senatori del Pd presenti nella giuntaper le immunità parlamentari. «Evidentemente quest’argomento è mal conosciuto da parte di tanti - commenta la Kyenge - Se poi l’abbiano fatto con calcoli elettorali troverei la cosa ancora più grave. Ma io vado avanti, adesso dovrà esprimersi l’Aula, spero che questo sia stato solo un incidente di percorso. Se una persona che rappresenta le istituzioni può insultare chiunque mi chiedo: chi protegge i deboli in questo Paese? Si sta creando un precedente molto pericoloso». Il caso è tutt’altro che chiuso. Dopo il voto della giunta per le immunità (contrari solo i senatori del MoVimento 5 Stelle), tocca ora all’Aula di Palazzo Madama esprimersi. Il parere del Senato sarà poi trasmesso al Tribunale di Bergamo: saranno i sostituti procuratori Gianluigi Dettori e Maria Cristina a decidere se sollevare il conflitto di competenze di fronte al collegio di giudici, passando a quel punto la palla alla Corte Costituzionale. Il tribunale di Bergamo, nel novembre del 2013, aveva accolto la richiesta di giudizio immediato per Calderoli, con l’ipotesi di diffamazione aggravata dall’odio e dalla discriminazione razziale. A ottobre dello scorso anno il processo si era fermato in attesa del parere della giunta del Senato. «Solidarietà a Cécile Kyenge» viene espressa con un tweet dalla presidente della Camera Laura Boldrini, mentre il Partito democratico - si apprende da fonti interne a Palazzo Madama - potrebbe rovesciare la decisione assunta dai propri membri nella giunta per le autorizzazioni e le immunità parlamentari del Senato e votare, in Aula, a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Calderoli, per le frasi offensive nei confronti dell’ex ministro Kyenge. I vertici del gruppo Dem, comprendendo le motivazioni strettamente tecniche e giuridiche che hanno indotto alcuni senatori Pd a votare in giunta contro la relazione presentata giovedì, sarebbero orientati a rovesciare quel voto in Aula dove, come previsto dal regolamento, la questione verrà affrontata nelle prossime settimane. Nel mirino finiscono così i senatori Pd in giunta Moscardelli e Cucca. Quest’ultimo ribadisce la «condanna politica» alle parole di Calderoli, ma chiarisce che la giuntaè un «organo giurisdizionale» riavvalorando la tesi del voto tecnico. Ma la Kyenge rincara la dose: «I senatori non dovevano giudicare Calderoli ma le sue parole. Il tribunale aveva già deciso di procedere d’ufficio, quindi le sue parole erano già considerate istigazione all’odio razziale. Loro avevano semplicemente l’obbligo di mettere anche dentro la politica una linea tra un’offesa e l’immunità parlamentare. Sono molto arrabbiata, il Pd ha fatto un errore molto forte. La condanna politica non mi basta».

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