«Un partito deve avere tre cose: progetto, rete e regole. In Forza Italia dopo il 2003-2004 è mancata la progettualità. Rete, progetto e regole mancano da troppo tempo». È impietosa l’analisi di Claudio Scajola, ex Dc, più volte ministro e coordinatore di FI, demiurgo del successo elettorale del 2001 e artefice dell’ingresso azzurro nel Ppe con la celebre visita a Helmut Kohl. Avrebbe votato Mattarella? «Lo conosco superficialmente, da collega parlamentare. Ma conosco molto bene la sua storia. Credo sia la persona giusta per far tornare la Presidenza della Repubblica alle sue effettive competenze volute dai Padri Costituenti. Può riportare il Quirinale alla sua forma e alle sue funzioni originarie. Il Colle va ridimensionato, costa troppo. Mattarella ha una enorme opportunità e le caratteristiche giuste: sobrietà, compostezza dei modi, parsimonia di dichiarazioni». Insomma FI doveva votarlo al primo scrutinio. «È sempre auspicabile che il Presidente della Repubblica abbia un ampio consenso. Poi a qualcuno spetta fare una proposta e il Pd è il partito di maggioranza relativa, ha il 45% dei grandi elettori, toccava a Renzi esprimersi. Il premier ha formulato una proposta non marcata, ma moderata puntando su un uomo che non viene dalla storia comunista. Come si fa a pensare di applicare il Manuale Cencelli al Quirinale dicendo: voi avete Palazzo Chigi e presidenza delle Camere, a noi spetta il Colle? Avrei preso al volo la proposta di Mattarella e lo avrei eletto al primo scrutinio». Però FI ha mancato di lucidità e oggi è dilaniata, rischia di implodere o di scindersi. «Fino al 2003-2004 c’era progettualità. La politica è progetto e quel progetto è venuto a mancare. Poi i progetti camminano sulle gambe degli uomini: serve una rete motivata che sappia spiegarli e spingerli sui territori. E occorrono regole che garantiscano dialogo, confronto, selezione dei dirigenti. Da troppo tempo tutto questo manca. Il centrodestra si è sfaldato progressivamente perdendo milioni di voti». Poi Renzi ha fatto il resto. «Il premier ha mezzi e capacità. Spero sia anche uno statista. Per ora è troppo loquace». Nel 2008 il Pdl aveva il 38% e 13 milioni di voti. Elettori che hanno diritto a una rappresentanza politica. «L’elettorato moderato non morirà renziano. Il centrodestra ha perso elettori, alcuni si sono astenuti, altri hanno scelto Renzi, Grillo, Salvini. Ora bisogna riprendere un filone culturale». Nel 2008 la nascita del Pdl ha però fuso culture politiche diverse annullando ogni cultura. L’inizio della fine? «Il Pdl fu un’operazione affrettata. Poteva funzionare se si fosse costruito un partito. Berlusconi ci ha provato dando spazio ad Alfano, che ha deluso perdendo una grandissima occasione: non ha svolto il suo compito». Dopo la faida tra pretoriani berlusconiani, dissidenti fittiani e verdiniani ora in FI si parla di azzeramento e di Bertolaso coordinatore. «Un partito ha bisogno di progetto, rete e regole. Le politiche ci saranno nel 2018. Renzi ha trasformato la sinistra, il Pd diventerà il Partito della Nazione, un partito di sinistra moderno. Il campo popolare non deve sprecare questi tre anni. Non servono unioni di sigle, la politica non è questo. Serve un nuovo partito a vocazione maggioritaria ed europeista e una nuova classe dirigente». E Salvini? «È un leader che sfonda captando le sensazioni di protesta che affiorano tra la gente. Ma il governo è altro». C’è qualche giovane che le piace? «Vanno selezionati in base a un cursus honorum. La politica è combattimento. Una classe dirigente si forma con il confronto, il dibattito. Altrimenti emergono personaggi superficiali. Credo però che non sia finita la politica, ma la cattiva politica. Spero che lo spettacolo in futuro possa essere migliore». E Scajola cosa farà? «Vivo il mio tempo in grande solitudine. A parte una telefonata di Berlusconi per gli auguri di compleanno, non ho sentito difesa e vicinanza dai miei colleghi di partito o di Parlamento. Ora devo difendermi da un’aggressione giudiziaria che mi sta tenendo momentaneamente distante dall’occuparmi del bene comune. Sono fiducioso che a breve finirà questo calvario. Ho ottenuto tre successi giudiziari. Per la vicenda della casa l’inchiesta è stata chiusa a Perugia e a Roma sono stato assolto. Sono stato indagato e prosciolto a Imperia per il porto. A Napoli sono stato indagato due anni fa e tutto è stato archiviato. Resta Matacena: io mi sono adoperato per far avere asilo politico a una persona in stato di arresto. Non capisco dove sia la procurata inosservanza della pena che mi si contesta».
Scajola: «In FI dal 2004 manca tutto Progetto, rete, dirigenti e regole...»
