Politica

Silvio Berlusconi, almeno 50 traditori azzurri

Il Cav medita la rivoluzione Faida tra le correnti: la Rossi attacca Letta e Verdini

Quando Maria Rosaria Rossi, la voce del Parlamento più vicina a Berlusconi, lancia il suo «anatema» contro Denis Verdini e Gianni Letta, si capisce che ormai in Forza Italia è scattato il «liberi tutti»: «Voi della stampa vi siete preoccupati così tanto del cerchio magico e non tenevate conto dei disastri che stava facendo il duo tragico...» dice la senatrice ai giornalisti. E quando questi le chiedono lumi sull’identità del «duo tragico» lei si limita a un lapidario: «Quelli che hanno trattato con Renzi...». In passato era difficile che le dichiarazioni della Rossi non fossero concordate con Berlusconi in persona. Ma stavolta potrebbe essere diverso. Perché quanto accaduto col voto del Quirinale non ha precedenti in Forza Italia, e così c’è chi parla troppo e chi non vuol parlare affatto: «No, senti, oggi lasciami stare - si sfoga una deputata - oggi sono troppo amareggiata, magari ci sentiamo nei prossimi giorni». Almeno 50 «traditori». È un numero che fa tremare le pareti azzurre, e che avvicina per dimensioni lo strappo di ieri a Montecitorio a quello di Alfano dell’autunno 2013. Peccato che, stavolta, sia assai più difficile individuare il colpevole. I numeri, in realtà, sembrerebbero parlare chiaro: 105 schede bianche, 34 in meno rispetto ai 139 grandi elettori azzurri presenti in Aula. Più o meno tanti quanti i «fittiani». Mistero risolto? Non proprio: «Noi non abbiamo mai fatto operazioni sottobanco per nasconderci - tuona l’europarlamentare pugliese - andate a riguardarvi la velocità dei miei parlamentari quando abbiamo votato. In questi momenti invece di ammettere gli errori commessi si danno le colpe agli altri. Ora basta "nazarenate"». Nel mirino finiscono i «verdiniani». Quasi una ventina di grandi elettori che avrebbero disubbidito all’ordine scheda bianca. E poi c’è la «lobby» trasversale dei siciliani. Lo ammette anche Toti: «Può essere che qualcuno per stima personale abbia votato Mattarella, non ci vedo un gran problema». Il problema sta nel fatto che ormai Berlusconi controlla appena la metà dei suoi parlamentari. Per qualcuno anche meno. E due terzi degli eletti nel 2013 col Pdl non rispondono più al vecchio leader. I contatti con i big sono serrati. Berlusconi è deluso più che rabbioso. È stanco delle faide interne, qualcuno mormora che martedì sia pronto ad azzerare tutti i vertici, a partire dai capigruppo. Ipotesi che da Montecitorio si affrettano a smentire. Come che sia, qualcosa dovrà cambiare. A partire dal rapporto con Renzi sulle riforme. Anche se persino la rottura del Patto appare ora un’ipotesi gravida di conseguenze negative. «Ma ormai - dice affranto Silvio a chi ha occasione di sentirlo - di Matteo non mi fido più». Da ieri, neanche di tanti presunti fedelissimi.

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