Farne una mappatura per settori di appartenenza è molto arduo, vista la consuetudine dei componenti del gotha italico di ricoprire, nell’arco della vita, un ampio ventaglio di cariche. Un esempio? Giuliano Amato , nome quotatissimo, gradito sia a Berlusconi, sia alla minoranza Pd, ma indigesto a Renzi. Attualmente andrebbe collocato alla voce «giudici», essendo componente della Corte Costituzionale. Ma è stato anche Presidente del Consiglio, ministro (e persino presidente di un’autorità garante), quindi andrebbe messo sotto i politici. Però ha avuto anche, per breve tempo, un programma Tv, e quindi potrebbe andare con le altre «celebrities». I nomi che troverete in seguito, dunque, possono appartenere contemporaneamente a più categorie. Tuttavia, proviamoci. Partendo dagli ex presidenti del Consiglio. Che, oltre, appunto, ad Amato, sono Romano Prodi , Mario Monti e Massimo D’Alema . Anche se quest’ultimo, nel toto Quirinale, c’è stato forse solo nelle quotazioni di qualche bookmaker. Capitolo ex leader di partito. Lo sono stati Piero Fassino (dei Ds), Walter Veltroni (Ds e Pd) e Pierluigi Bersani (Pd). Ma anche Pierluigi Castagnetti , che guidò il Ppi, e Francesco Rutelli , leader prima della Margherita e poi della non riuscita Alleanza per l’Italia. Molto affollato anche il piano degli ex ministri. Vi fanno parte Anna Finocchiaro , che fu a capo delle pari opportunità sotto il primo governo Prodi, Graziano Delri o e Franco Bassanini . Insieme ad Antonio Martino , in squadra con Berlusconi agli Esteri nel ’94 e alla Difesa nel 2001, e Sergio Mattarella , uomo di governo sia nella Prima che nella Seconda Repubblica. Ai nastri di partenza anche tre degli attuali ministri. Il primo è Pier Carlo Padoan che, però, va più nella scatola dei tecnici. E proprio per questo non è gradito al centrodestra, tanto che le sue quotazioni hanno ballato molto nelle ultime 24 ore e lui stesso ha affermato che sta bene a Via XX Settembre. Poi ci sono Dario Franceschini (nel suo curriculum anche un breve passaggio da Segretario Pd) Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti . Tra i politici spunta anche Sergio Chiamparino , attuale presidente della Regione Piemonte e della Conferenza delle Regioni. Una menzione a parte per le cariche istituzionali. La Presidente della Camera Laura Boldrini è spesso finita, qua e là, nei retroscena, specialmente in ossequio allo «speriamo che sia femmina». Almeno si potrebbe dire «Presidentessa della Repubblica» e saremmo tutti più tranquilli. Anche il nome di Pietro Grasso , numero uno di Palazzo Madama, è salito in giostra. E si dice, anzi, che lui ci speri molto. Qualora gli andasse male, potrà consolarsi con la reggenza tenuta in queste settimane. È stato Terza Carica dello Stato anche Pierferdinando Casini , che sta a cuore a Berlusconi e ad Alfano e può vantare apprezzamenti dall’altro lato della barricata. Affollamento si registra alla voce di magistrati e giuristi. Il sondaggio web del Fatto Quotidiano ha acceso la luce su Antonino Di Matteo , pm della presunta trattativa Stato-Mafia. In sua compagnia si annoverano il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri , l’ex procuratore di Torino Gian Carlo Caselli . E Ferdinando Imposimato, già giudice istruttore dei processi sul rapimento Moro e l’attentato a Giovanni Paolo II, oltre che ex parlamentare. I retroscena hanno più volte fatto il nome anche del Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone . E, come nel 2013, a far battere il cuore dei grillini, troviamo Stefano Rodotà . Completano il quadro Ugo De Siervo , Sabino Cassese , e Gustavo Zagrebelsky . Molto nutrito anche il comparto dei tecnici, sui quali, però, grava l’esplicito «no» di Berlusconi. Alcuni di loro hanno una marcata veste europea. Oltre al già citato Pier Carlo Padoan , ha fatto capolino nelle ultime settimane Ignazio Visco , numero uno di Banca d’Italia il quale, però, si è sfilato dalla corsa. Il campione della squadra, indubbiamente, è il governatore della Bce Mario Draghi , da qualcuno (il foglio d’informazione Velina Rossa) accreditato come la vera «carta coperta» di Renzi. È entrato in rosa, en passant, anche Lorenzo Bini Smaghi , già componente del comitato esecutivo della Bce e autore di un libro molto assolutorio sull’Europa. Voci di corridoio hanno buttato avanti, inoltre, il nome di Paola Severino , già Guardasigilli del «governo tecnico» di Mario Monti. Quasi impossibile: porta il suo nome la legge in base alla quale Berlusconi è stato defenestrato dal Parlamento. Poi c’è il capitolo celebrities: cioè le personalità su cui convergono i sogni di quanti vorrebbero vedere al Quirinale un nome completamente «fuori dal sistema». Sicuramente il portabandiera è Giancarlo Magalli , emerso a furor di web, come, d’altronde, Gianni Morandi , anche lui «quirinato» da Facebook. Ma rientrano nella compagine la Giornalista Milena Gabanelli , l’architetto e senatore a vita Renzo Piano , e il fondatore di Emergency, Gino Strada . Poi c’è un nome che «fa gruppo» da solo. È quello di Emma Bonino , costantemente papabile in tutte le ultime elezioni per il Quirinale. Stavolta, considerando la malattia annunciata da lei stessa in diretta radio, il suo comparire nel toto-nomi, più che una boutade o un sogno da idealisti, suona come un accorato buon augurio.
Un Quirinale pieno di nomi. Da buttare
Politici e magistrati, attori e conduttori , parlamentari ed ex politici La corsa al Colle è un falò che brucia centinaia di nomi e aspirazioni
