Renzi non fa nomi ma si muove come se avesse l’accordo in tasca. Al punto da indicare sabato prossimo, come il giorno decisivo per l’elezione del presidente della Repubblica. Prima però di arrivare alla quarta votazione, il Pd dovrebbe essere compatto, almeno questi sono gli auspici del premier (che intanto ha scritto su Twitter «trame, segreti, finti scoop, balle spaziali e retropensieri: basta una sera alla tv e finalmente capisci la crisi dei talk show in Italia»), a mettere nell’urna la scheda bianca. Sono ore decisive e Renzi intensifica l’attività diplomatica dentro e fuori il suo partito. Soprattutto dentro perchè a quanto pare l’accordo con Berlusconi sembra solido. «Non scommetto sulla vostra fedeltà ma sulla vostra intelligenza», dice ai suoi compagni del Pd, protagonisti due anni fa di un tradimento di massa ai danni di Franco Marini e Romano Prodi. A chi è tentato dal tradimento, Renzi ricorda due punti. La prima: «Nessuno ha il diritto di veto». La seconda: «Non è un referendum su di me». Fallire il primo colpo significherebbe complicare tutto il quadro. Ecco quindi che il presidente del Consiglio definisce i prossimi giorni «un passaggio fondamentale per la credibilità del Pd». Per quanto riguarda il metodo con cui affrontare una curva così pericolosa, l'invito è alla prudenza. Ragion per cui nessun nome verrà dato prima della quarta votazione. Renzi si limita a stuzzicare i 5Stelle che reclamano una rosa di nomi da sottoporre al giudizio della Rete. I leader del M5S, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, hanno inviato una lettera ai parlamentari del Pd. Ma Renzi continua a divagare. «Perchè no? Questa potrebbe essere la volta buona per una signora al Quirinale» dice lasciando intendere che non gli dispiacerebbe una donna al Colle. Poi in buvette incalza i grillini. «Guarda che siete gli unici che non venite. Il Nazareno è pure qui vicino, a due passi...». Renzi va in pressing di persona sui deputati grillini, in un inedito vertice consumato alla buvette, tra un caffè e uno yogurt. Il presidente del Consiglio è alla Camera per incontrare i vertici del Pd nella sala del governo, poi tutti insieme s'infilano alla buvette. Incrocia i deputati grillini Alfonso Bonafede e Giulia Sarti. E domanda: «Ma perchè non venite al Nazareno? Ci saranno tutti, voi siete gli unici a non venire». Giulia Sarti ribatte: «Ma tanto è già tutto deciso» Renzi non molla: «Se parlate di legge elettorale e di riforme ok, ma il presidente della Repubblica...quello si può scegliere insieme». Ma Sarti e Bonafede sono irremovibili: loro nella sede del Pd, assicurano, non vogliono metterci piede. Intanto la strategia di Grillo determina un’altra diaspora. Una decina di deputati sarebbe pronta a lasciare il gruppo perchè, spiegano alcuni di loro, «anche stavolta non ci piace la gestione delle cose, non sono stati consultati l'assemblea dei parlamentari ne’ gli attivisti». Intanto Berlusconi è pronto per la scheda bianca alle prime tre votazioni. Il leader di Forza Italia punta ad un «one shot», un colpo secco. Il clima tra gli azzurri non è dei migliori: c'è la preoccupazione che il Pd possa tirare un brutto scherzo e sfilarsi, eleggendo il successore di Giorgio Napolitano con la minoranza Dem e chi ci sta. «I numeri ci sono per tradire, non possiamo fidarci», avvertono gli scettici, fittiani in testa. Il Nazareno, raccontano a palazzo Grazioli, prevede un accordo su un solo nome forte e credibile, che resterà coperto fino all'ultimo momento utile per non bruciarlo. Da Arcore ribadiscono l'unico paletto: «basta che non ci sia ostile». «Visto che il Pd ha proposto la bianca per i primi tre giri, immagino che anche noi faremo la stessa cosa», assicura Giovanni Toti. Stasera, all'incontro con Renzi, il Cav sarà chiarissimo: Per noi pacta servanda sunt, nessuno pensi di fare scherzi.
Renzi alza scheda bianca. Poi si vedrà
Strappo nel M5S. In dieci mollano Grillo: «Stanchi del suo metodo»
