Politica

Va scritta una nuova pagina

di Cosimo Maria Ferri, sottosegretario alla Giustizia

L’apertura dell’anno giudiziario è da sempre l’occasione per parlare di giustizia e analizzare i risultati raggiunti e le criticità emerse e anche se non fa notizia in alcuni distretti è stato dato atto dello sforzo e della spinta riformatrice del governo e del coraggio nell’affrontare questioni da anni irrisolte. Va anche detto che negli anni alle condizioni di lavoro dei magistrati e al funzionamento effettivo degli uffici sono stati anteposti spesso argomenti di natura ideologica sia dalla politica che dall’Anm. I cittadini oggi avvertono un problema complessivo di efficienza del sistema giustizia. Evidenziando ciò, il premier Matteo Renzi non cercava lo scontro con i magistrati ma intercettava il senso comune dei cittadini, che vedono tempi troppo lunghi per avere giustizia. Ed è proprio nei magistrati italiani – secondo le classifiche Ue (vedi rapporto Cepej) tra i più “produttivi” d’Europa – che occorre ricercare l’alleato strategico per la sfida di una giustizia che cammini alla giusta velocità: né troppo rapida e sommaria, né troppo lenta e tardiva. I magistrati già oggi sacrificano ore di riposo, fine settimana, vacanze, per scrivere sentenze, senza avere diritto a recuperi compensativi. Si può chiedere loro un ulteriore sacrificio, tagliare le ferie, ma i trenta giorni di riposo devono essere effettivi. Il Csm può evitare che nei giorni immediatamente precedenti e successivi alle ferie non vi siano udienze, così da evitare che le vacanze siano spese a scrivere sentenze. E ancora: oggi tutti i lavoratori hanno diritto a essere retribuiti durante la malattia, per i magistrati non è cosi. Chi si ammala perde l’indennità giudiziaria. Si potrebbe quindi riconoscere la malattia evitando il taglio dell’indennità. C’è insomma da scrivere una nuova pagina per una giustizia di qualità e il governo lo sta facendo con serietà. Altro tema è poi quello del correntismo che è innegabile che esista dentro la magistratura e che abbia un peso nelle decisioni del Csm. Su questo da anni anche all'interno dell’Anm ho sempre chiesto di fare autocritica: nessuno si può chiamare fuori. L'indipendenza interna è un valore che deve essere salvaguardato e se non riesce a farlo da sola la magistratura, è inevitabile ce lo faccia la politica: ciascun magistrato deve sempre sentirsi libero di decidere senza preoccuparsi di dispiacere il collega che potrebbe giudicarlo nella sua carriera.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.