Politica

Ministeri tra tirocini, nuovi e vecchi dipendenti. L’Italia e l’Europa

La Cgil polemizza con il governo Renzi e lo fa a modo suo, con un tweet. Intanto arrivano concorsi interni ai dipendenti pubblici. Le soluzioni Ue per dire «no» alla disoccupazione

«Scusa ministra... Ma i tirocinanti della Giustizia?» il tweet della Camusso arriva così, una manciata di ore fa, sulla home page sua e del ministro Madia. È solo la punta dell'iceberg della questione «ministeri» e assunzioni. In questi mesi il dibattito è stato accesissimo. Con la Legge di Stabilità, la situazione è stata altalenante. In piazza, tra i mesi di novembre e dicembre (7 novembre, sciopero dei lavoratori del pubblico), scesero sia i dipendenti della Giustizia, che chiedevano se non avanzamenti di carriera, stipendi più alti e valorizzazione del personale interno, e tremila tra giovani e meno giovani, cassaintegrati e non, in tutta Italia che chiedevano, semplicemente, un contratto, un concorso, o comunque il prolungamento del tirocinio. Cercare un lavoro, dopotutto, anticostituzionale non è. A fine dicembre arriva la notizia del prolungamento del tirocinio fino a febbraio, dopo un iniziale «niet» del ministero, e poco prima lo sblocco di 1,5 milioni di euro che andavano a valorizzare questo tipo di lavoro. Erano lavori molto umili? Lavori molto preziosi, a quanto sembra, visto che plausi sono arrivati, nonostante l'inasprimento di una polemica sindacale tutta interna, anche dal personale interno (una parte del quale, per far valere i propri diritti, era anche sceso in piazza). Sembrava, a prima vista, una classica polemica generazionale dettata dalla crisi (particolarmente aspra proprio in quei mesi, causa anche le discussioni sulla Legge di Stabilità al governo, in tutti i settori). Il 20 gennaio l'ultima notizia, una notizia che cambia rotta, che arriva direttamente dal governo e dal dicastero del ministro Madia: la copertura di 1031 posti a tempo pieno e indeterminato. Tra i requisiti? Essere già dipendenti: dipendenti che dovrebbero arrivare dalle province: un vero colpo di scena. Insomma, per dirla come l'ha detta un comunicato del 22 gennaio della Cgil appena trascorso, «Mobilità»: in tutta risposta, anche per i dipendenti stessi, viene invocata una «mobilitazione». In effetti l’intera questione sembra essere stata presa in carico dalla Cgil e non da altri. Il concorso, ha lamentato uno dei leader dei tirocinanti Giustizia, non viene indetto dal 1996. Sempre stando a un articolo pubblicato da «La Repubblica», gli esuberi corrisponderebbero a 9 mila unità. Forse il concorso interno ai dipendenti è un primo passo del governo Renzi verso un altro tipo di assunzioni e altri concorsi che comprenderebbero - anche - figure come quelli dei tirocinanti? Ci saranno nuove proposte anche per il personale interno? Inoltre, sempre stando a questo articolo, e al leader del coordinatore Unione Precari Giustizia Viti, il compenso per i tirocinanti era pari quasi di «200 euro» mensili («Non per questo hanno fatto venir meno un contributo che è stato importantissimo», ha commentato Orlando). Insomma, uno dei commenti che si potrebbero fare, è che questo inasprimento dei toni tra sindacati, forse eccessivo, forse normale per i tempi che correvano: soprattutto stando agli stipendi effettivamente percepiti da questa classe di lavoratori, e anche a quelli del personale interno. Lo stesso Viti, nei giorni scorsi, ha parlato di «stipendi più dignitosi» che andavano ad aumentare nel corso del tempo. «Ma noi oggi possiamo dire "ve ne andate a casa"? No, non lo possiamo dire. Possiamo fare un concorso? No, non lo possiamo fare ma se facciamo un concorso non siamo certi che siano questi quelli che accedono ai ruoli. Possiamo fare due cose: nei prossimi concorsi possiamo tener conto dell'esperienza che è stata fatta e possiamo provare a individuare i profili che possono essere in grado di dare un sostegno. Queste sono le cose che possiamo fare. Possiamo procedere alla costruzione di vie d'uscita, possono consentire a una parte significativa di questi lavoratori, di vedere riconosciuto un ruolo e una funzione, e una attività che è stata svolta nel corso di questi anni», ha continuato Orlando. Non solo Italia, però. Il discorso è davvero semplice e non può dare adito a polemiche: ci sono dei giovani che cercano lavoro, e punto. E l’Italia è perfettamente in sintonia con l’Ue. Perché i tirocini, oltreché utilissimi dal punto di vista della formazione in tutti i campi, sono in voga anche in Unione Europea. Bandi e opportunità ci sono sia a Strasburgo, Corte dei Diritti Umani, che alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea: anche lì, a una prima occhiata, si parla di rimborsi piuttosto che di stipendi: ma si sa, sono (anche) esperienze che valgono oro. Lo stesso ministro Orlando, in Italia, non ha sbarrato la strada a tremila e passa giovani e non. In effetti, vista l'obiettiva mancanza di fondi nei ministeri (in effetti le manifestazioni dovrebbero essere fatte più per questa questione), dai vertici del ministero si stanno arrovellando per trovare soluzioni: valorizzazione dei dipendenti insediati da tempo, mobilità, fondi. E comunque sia, in che maniera trovare posti di lavoro in una situazione di crisi? Forse, una risposta arriva da Strasburgo, e dai parlamentari Europei, e è indirizzata proprio ai «ragazzi»: «Europa 20.20», il progetto tanto sognato che, per tamponare la disoccupazione giovanile, prevedeva almeno 200 miliardi di euro da ridistribuire in tutti gli Stati per contrastare 25 milioni (!) di disoccupati, un vero sogno.

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