Si chiamano «Popolari del Sud», sosterranno Caldoro alle Regionali campane e sono la nuova formazione politica tenuta a battesimo da Clemente Mastella. Onorevole Clemente Mastella, come nascono i «Popolari del Sud»? «Ci si rimette in discussione, non tanto io, quanto questi miei amici che sono i capolista di questa operazione, della quale non credo di essere parte fondamentale, se non fondante. Però ho visto che gli è stata data un’eco mediatica superiore al previsto, come programma, come esito e come prospettive». Si stupisce di essere un personaggio politico che fa notizia? «Ma no, però va al di là di quello che ogni volta immagino. Faccio una cosa che mi sembra normale, poi sconto l’eccesso di mediaticità. Però questo è e così la prendo». Il primo appuntamento? «Alle Regionali di quest’anno: la scelta è a sostegno di Caldoro e quindi nel centrodestra, una forma di distinzione, legata al territorio campano». Una persona come lei legata al centro, come vive il bipolarismo? «Se il bipolarismo desse delle risposte, anche per quelli che hanno nostalgia dell’area centrale, ci si potrebbe arrangiare ad accettare la situazione. Però così non è. Il bipolarismo è sbilenco ed è la prima volta che i due grandi partiti, pur potendo dare una risposta efficace all’invocazione della gente che ce l’ha con la politica, si perdono in una riottosità interna agli schieramenti: la quasi scissione di Cofferati, nel centrodestra c’è questo gruppo di Fitto. Ogni partito vive una sua vicenda esasperata». Il banco di prova sarà l’elezione del Capo dello Stato? «Il grande risultato non sarà dato dall’elezione al quarto scrutinio, quella è una cosa normale. Sarà invece se, come io auspico e mi augurerei, riuscissero a trovare un candidato per il primo scrutinio, perché le maggiori forze in campo potrebbero essere in grado di eleggerlo. Però qual è il limite della vicenda ed è anche il limite di Renzi e che lascia perplessi e un po’ in sourplas tutti? È che non può vincere sulla legge elettorale, sul Senato della Repubblica, sul capo dello Stato... Non siamo nel Granducato di Toscana». Reggerà il Patto del Nazareno? «Non si tratta più del Patto del Nazareno, io non lo conosco, ma vedo le opere e la trasfigurazione del Patto: non mi pare che ci sia: ogni volta litigano. Se Berlusconi ha richiamato e, spero, ha recuperato Brunetta, in questo Patto c’è qualcosa che non va. I patti, se li sottoscrivi, tali sono e tali restano: c’è l’affidabilità. Non mi pare che sia nel Patto quello per cui la Serracchiani invita i Cinque Stelle a votare insieme, perché Forza Italia non c’è. Allora non c’è un solo Patto, ma ce ne sono tanti». Come sarà il nuovo Capo dello Stato? «Chi va a fare il presidente è migliore di quando ci arriva. Quindi chiunque arriverà sarà migliore di com’era allo stato di partenza. Quella persona che va a fare il presidente, più non piace, più sarà in grado di voler piacere a tutti, perché quando sarà presidente non dovrà più rispondere a nessuno. I politici hanno in testa che eleggendo un presidente quello risponderà a loro, ai politici. Ma no, quello risponderà alla Storia e se ne strafotterà di chi lo elegge. Ed è giusto che sia così, questo è nell’interesse degli italiani. Il Capo dello Stato non dipende dal presidente del Consiglio, dipende dal gioco della Storia. Chi sceglie di essere presidente partigiano sarà giudicato come tale e avrà un rilievo minore nella Storia italiana». Il futuro presidente nascerà da un accordo tra i due poli? «Io mi auguro di sì, se no, che Patto è?» Ma dei due partiti, qual è il più malridotto? «Elettoralmente Forza Italia, visto che ha la Lega a ridosso. Dal punto di vista politico assolutamente il Pd, perché quello che si è verificato con la marcata dissociazione di Cofferati non è che non avrà implicazioni. Mi dispiace, perché se il centrodestra assumesse un’iniziativa politica tale da recuperare tutti in maniera unitaria, toglierebbe lo spazio a Renzi, perché se lui rompe a sinistra, con Cofferati e gli altri e arriva un Tsipras italiano, recupera più del centrodestra che va a sinistra. Ma se il centrodestra fa il centrodestra, se recupera un’armonia, se svolge un compito programmatico, per la governabilità e per le esigenze del Paese, se si dà da fare in questa direzione, Renzi perderà le prossime elezioni. Se invece si rimane tutti distinti, tutti disancorati, gli uni contro gli altri, Salvini fa la sua parte, Forza Italia la sua, diventa oggettivamente un problema». Come vede la salita nei sondaggi di Salvini? «Questo andrebbe bene, se salisse in quota anche Forza Italia. Stranamente, invece, più sale Salvini, più scende Forza Italia e questo è un problema, perché FI è stata unificante e Salvini, nonostante la sua bravura, fa fatica ad essere unificante. Con Salvini quelli di Ncd non ci vanno, allora come fai a vincere? Così si consegna il Paese a Renzi». L’Italia è in crisi, e il sud? «È disastrato, ma non viene fuori perché c’è ancora uno slancio di solidarietà, che ha però margini sempre più ridotti, così si riesce a "tirare a campare", tirare avanti in maniera un po’ originale. La famiglia è più vicina a queste esigenze. Poi al sud c’è maggiore rassegnazione». Il sud ha un pensiero politico diverso dal nord? «Sì, i pensieri politici sono diversi, ma è così dovunque, anche negli Stati Uniti, in Francia è uguale: ognuno ha il sud e il nord». Popolari del Sud è il quinto partito che fonda, perché? «Ma non stiamo fondando nulla, non è certo la fondazione di Roma, non ci sono i gemelli. Però io vorrei stimolare a fare qualcosa, politicamente, che serva a scaldare gli animi perché non c’è più passione, io voglio recuperare territorialità e passione: poi li offro agli altri, non mi importa più di gestire in prima persona».
«Ho fondato il mio quinto partito E la gente continua ad amarmi»
L'ex ministro dà vita a Popolari del Sud. Sosterrà Caldoro alle prossime Regionali campane
