Politica

Quirinale, resta in pista una terna

Veltroni, Mattarella, Amato i nomi più gettonati. Salvo i veti incrociati IL SONDAGGIO DATAMEDIA Veltroni e Prodi i favoriti

La cerchia si va stringendo. Anche se mancano ancora dodici giorni alla prima votazione per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La terna della giornata vede ancora in corsa tre candidati un passo più avanti degli altri anche se per ragioni diverse potrebbero essere cassati da veti incrociati. In pole position resta Walter Veltroni, piace molto alla sinistra Pd, in particolare gli ex Ds anche se non fa impazzire i dalemiani sebbene questi ultimi ormai siano ridotti ai minimi termini. Non dispiace però a Silvio Berlusconi, visto che da responsabile media del Pci con lui siglò la pax televisiva del lontano 1989 che consegnò RaiTre ai comunisti ma lasciando intanto il sistema Fininvest. E sempre cominciando da Berlusconi provò a riscrivere la legge elettorale nel 2007, una volta scalato il Pd. Sembra invece che l’ex sindaco di Roma non sia particolarmente gradito a Matteo Renzi che ieri ha fatto circolare l’ipotesi di porre veti agli ex segretari di partito perché considerati «troppo divisivi». Sembrava uno stop a Pierluigi Bersani ma pesa anche su Veltroni che è stato segretario prima dei Ds e poi anche del Pd. Restano alte le quotazioni anche di Sergio Mattarella, molto gradito al mondo democristiano. Mai come in questi giorni attorno al Parlamento si sono visti ritornare vecchie cariatidi dc, pronte a giocare la partita. A discapito di Pierluigi Castagnetti che sembrava avere più carte dalla sua ma deve fare i conti con il fatto che fu segretario del Ppi. Dietro le quinte infine, giusto per restare alla terna, rimane sempre la candidatura di Giuliano Amato. Piace molto all’ex Cavaliere, piace a Giorgio Napolitano che avrà pur sempre qualche voce in capitolo nella scelta del suo successore. I veti, dicevamo. Renzi fa circolare quelli sugli ex segretari di partito. Poi però nella riunione della direzione Pd si mostra aperturista e dialogante. E spigea che nella scelta del nuovo capo dello Stato «non dovremo fare da soli ma con tutti gli altri», ma «se qualcuno si chiama fuori, faremo senza di lui». Nessun identikit, nessun nome preciso, nessuna rosa. Ma «nessuno ha il diritto di mettere veti, nemmeno tra di noi».Il premier mette un chiaro un concetto fondamentale davanti al parlamentino "dem": «Oggi il Pd è chiamato a una responsabilità. O siamo in grado di fare quello che dobbiamo fare o saremo additati come colpevoli». Da qui il «metodo» che, sia detto per inciso, «non può fermare l’attività del Parlamento». Renzi qualche indicazione concreta, però, l’ha data. Ha spiegato infatti che «24 ore prima del primo voto formalizziamo la proposta del Pd riunendo i grandi elettori». Quindi, è questa la sostanza, il Pd farà subito un nome senza aspettare la quarta votazione.

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