Politica

Sulle riforme le prove generali per il Colle

cerca il candidato condiviso. Restano in pista Amato e la Finocchiaro. Scende Romano Prodi LEGGI ANCHE Travaglio all’attacco di Napolitano LEGGI ANCHE Polito difende il

Il Pd insiste sulla «larga condivisione» con tutti, Forza Italia in primis. Ma la minoranza dem ne approfitta per tentare di scavalcare il patto del Nazareno. L’intreccio temporale con le riforme da approvare in Parlamento acuisce il braccio di ferro. Tanto che la strategia delle opposizioni per cercare di bloccare i lavori su legge elettorale e bicameralismo - e posticipare il via libera a dopo la scelta sul Quirinale - è quella di procedere con un’assemblea al giorno: lunedì assemblea dei Fratelli d’Italia, martedì riunione del gruppo della Lega, mercoledì quella di Fi, giovedì Sel e venerdì M5s. Dal Pd, però, si fa presente che i tempi sono contingentati. Dopo la giornata dedicata al commiato di Giorgio Napolitano, che ha lasciato il Quirinale al termine di una presidenza durata 9 anni, è partita la corsa politica che porterà all’elezione del nuovo presidente della Repubblica: la prima votazione è prevista per il 29 gennaio. Mentre il capo dello Stato uscente è già al lavoro a palazzo Giustiniani, la vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani, è intervenuta a Mix24 tracciando un identikit del nuovo presidente. Serracchiani, tuttavia, ha ribadito anche l’importanza del consenso di Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia: «Fondamentale il profilo internazionale. Serve anche perché i nostri rapporti con l’Europa sono fondati spesso da relazioni anche personali, sono relazioni che si costruiscono negli anni». Serracchiani ha poi sottolineato che «senza Berlusconi non si può eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Credo che non si potrebbe e dovrebbe fare mai senza alcuna forza politica. I numeri sono abbastanza chiari. Anche tenuto conto che dopo il quarto scrutinio c’è una maggioranza assoluta, in ogni caso servono dei numeri importanti, anche per legittimare il prossimo presidente». Oggi la partita si giocherà in direzione e in quell’occasione si capirà se è possibile tenere unito il Pd per eleggere il Capo dello Stato al quarto scrutinio. Renzi tiene le carte coperte, in pista restano sia Amato che Veltroni ma anche l’opzione Visco (che il Cavaliere potrebbe avallare), qualora si dovesse registrare un nulla di fatto nelle trattative. Giovedì 29 è prevista la prima votazione, poi venerdì ce ne saranno altre due. Subito dopo è possibile che ci si prenda una pausa e in quel momento Renzi potrebbe chiudere con Berlusconi e Alfano in un vertice, allo stesso tempo convocando l’Assemblea del Pd sul nome da portare al quarto scrutinio. Ma il percorso ipotizzato dal premier è legato all’iter sulle riforme e sulla legge elettorale. Al Nazareno non è piaciuto certo l’atteggiamento di Brunetta che si è intestato la battaglia per posticipare il voto sul pacchetto costituzionale. E mentre il Cavaliere darebbe l'ok a Veltroni e soprattutto Amato (la Lega lo spinge a sponsorizzare la Finocchiaro) il no per l’ex premier resta.

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