«Non si uccide in nome di Dio ma le religioni non si insultano». Il Papa a Manila ha impostato la questione in termini radicali, molto elementari, e questo non guasta perché è l’elementarità che segna la capacità del pensiero. In modo radicale perché ha riproposto il tema della fede. La fede è l’identità del mondo, la coscienza dei propria identità, i valori sostanziali su cui l’umanità si poggia. Togliere all’identità religiosa la libertà di porsi e la possibilità di maturare le proprie convinzioni è negare ed eliminare l’identità che, per sua natura, esige la libertà della comunicazione e la coscienza dell’espressione. Papa Francesco ha fatto un ulteriore passo avanti dicendo che la complessità di questa società è la compresenza di identità diverse, alcune d’ispirazione religiosa, altre di ispirazione laica, nonchè quelle identità viziate ed ideologiche tipiche della libertà laica dell’Occidente post moderno. Il confronto tra queste identità presenta aspetti di fatica ma il dialogo è irrinunciabile, è il cuore di una società democratica dove il confronto diventa conoscenza e non dimenticanza o riduzione o, addirittura, eliminazione. Nessuno può pensare che ci sia pacificazione nella dimenticanza. La grande responsabilità del presente è la comunicazione per approfondire e ritrovare l’identità. Soltanto questo matura il dialogo e concretizza la democrazia che non è una procedura tecnica ma un costume fatto di realtà personali e sociali che sanno mettere in gioco le proprie identità accettando il confronto. E se il confronto è forza, la violenza è debolezza, la violenza è carenza di convinzione, la violenza è una crisi che non deriva da una identità piena ma è frutto di una ideologia irrigidita che vuole piegare con la forza chi la rifiuta. Non si può negare che esiste nell’Islam una tendenza teocratica che tende a legittimare la violenza in nome della religione.Si vince la violenza se si costruisce una vera vita sociale fatta di identità che si confrontano, possibile soltanto quando si ha la consapevolezza dell’identità propria ed altrui. E il Papa a Manila lo ha ribadito: non si può uccidere in nome di Dio. *Arcivescovo di Ferrara
Coi valori della fede si vince la violenza
di monsignor Luigi Negri