Politica

La partita del Colle comincia a tavola

Le correnti del Pd si incontrano separatamemente a cena nei ristoranti Gli ex Dc puntano su Mattarella e Castagnetti. Sale ancora Walter Veltroni LEGGI ANCHE Prodi, l’eterno Professore che fa finta di non correre LEGGI ANCHE C

Per ora l’unica cosa certa è che si stanno sedendo tutti a tavola. Un classico della politica romana. Appena si avvicina l’ora delle decisioni, bisogna serrare le fila, contarsi, verificare numeri e posizioni, scambiare opinioni, trattare. E il miglior modo per farlo è, appunto, sedendosi a tavola. Così in queste fredde serate romane i ristoranti del centro pullulano di tavolate di senatori e deputati. Si vedono gli ex democristiani. Si vedono i giovani turchi, poi toccherà ai dalemiani. Ogni sera una cena per preparare le truppe alla battaglia più difficile, quella per il Quirinale. In superficie ci sono solo onde leggere, ma appena sotto il pelo dell’acqua le correnti si muovono e il rischio di un mulinello che porti a fondo il vascello delle trattative sul successore di Giorgio Napolitano è sempre presente. Dopo una mattina dedicata alle dimissioni del presidente, nel pomeriggio le votazioni sulle riforme portano i parlamentari alle Camere e nei capannelli si parla già del "dopo". Matteo Renzi lo sa, e per questo sta studiando la "pratica" con grande attenzione e manda i suoi pontieri a sondare le diverse aree del Pd. L’altra sera è stata la volta dell’area cattolica, 57 parlamentari che a Lorenzo Guerrini hanno fatto sapere che la preferenza va a un ex popolare. «La nostra non è una conventio ad excludendum, però» spiega un partecipante per raffreddare il nervosismo degli ex Ds. E infatti, oltre ai nomi di Sergio Mattarella e Pierluigi Castagnetti, i 57 hanno fatto sapere che non sarebbero ostili a Walter Veltroni. «Ma nomi in realtà non ne abbiamo fatti» assicurano tutti in coro. «Nessun nome, è presto» garantiscono tutti i parlamentari delle diverse aree. Eppure le correnti si muovono. Nessuno pare aver voglia di quella che fino a poche settimane fa veniva chiamata, esplicitamente anche se a mezza bocca, «resa dei conti». «La nostra volontà e di concorrere all’elezione di un Capo dello Stato autorevole» assicura Gianni Cuperlo. «Nessuno vuole ricreare la situazione del 2013» chiosa un dalemiano. «Noi non faremo quello che hanno fatto a noi» certifica il bersaniano Davide Zoggia. Ma un altro deputato, assai navigato, spiega: «Nessuno vuole fare la guerra, ma se non ti prepari alla guerra e quella c’è, la perdi». Insomma, la guerra di posizione è cominciata. Uno squillo di tromba l’ha suonato Pier Luigi Bersani. Da giorni i suoi mostravano freddezza sull’idea di votare solo dalla quarta chiama. E l’ex segretario ha esplicitato questo sentire: «Se davvero c’è la volontà di una intesa con tutti, se davvero vuole essere con tutti, mi chiedo perché aspettare la quarta votazione». Il perché è presto detto: nelle prime tre votazioni la politica dei due forni è praticamente impossibile e la compattezza del Pd è una condizione non aggirabile. «Questo deve essere chiaro - spiega poi un bersaniano - noi siamo disponibili perché siamo responsabili, ma una intesa a scatola chiusa non la vogliamo». Il sospetto è che in realtà il premier abbia già chiuso un accordo su un nome e lo proponga solo in un secondo momento al suo partito. «Si deve partire dal Pd, non dal Nazareno» rivendicano le diverse minoranze. Una intenzione, quella di partire dal Pd, che in effetti Renzi sembra avere già assicurato, addirittura rivendicato. «Venerdì in direzione parlerò di metodo» ha spiegato alla riunione della segreteria. E Debora Serracchiani ha detto che si comincerà con i gruppi del Pd, poi ci si confronterà con gli altri partiti. Oltre al metodo, nella guerra di posizione, c’è anche il tema del profilo. Tutti quelli che assicurano di non voler la resa dei conti, chiedono però un presidente dal profilo alto. «Il nome che ci viene proposto deve essere quello di una personalità di rilievo», dice Zoggia. E lo stesso Cuperlo parla di nome "autorevole". «Dopo Napolitano - spiega un dalemiano - mica possiamo eleggere un passacarte». «Anche a livello internazionale dobbiamo mandare una personalità che non sia un’ombra: all’estero Napolitano era stimatissimo». Insomma, la partita è sola iniziata.

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