Politica

Trattativa e «leggi vergogna» E Grillo gli dichiarò guerra

Il prontuario di epiteti, dileggi, insulti riservati da Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è ampio

Il prontuario di epiteti, dileggi, insulti riservati da Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è ampio, contiene un’offerta buona per ogni occasione, e iniziò a formarsi già nel 2008, prima dell’approdo istituzionale della creatura del comico genovese. Allora, Napolitano era Morfeo. Ma molto poco soporifero è stato l’accanimento dei grillini, sulla scia del loro leader, verso il Colle a partire dal 2013, anno in cui coincidono due momenti. L’ ingresso del Movimento Cinque Stelle alle Camere e la rielezione di Napolitano al Quirinale, che Grillo accolse gridando al golpe e invitando gli italiani a scendere in piazza. Non furono giorni facili, Grillo e i suoi soffiavano «da dentro» su quel fuoco di indignazione che era stato alla base del loro stravolgente consenso elettorale. E se quest’ultimo è andato calando, non altrettanto è stato per l’ostilità contro Napolitano. Culminata «istituzionalmente» in una richiesta, poi respinta, di messa in stato d’accusa per aver attentato alla Costituzione. Oltre a questo, c’è stato il bombardamento verbale da parte dei parlamentari pentastellati. Martellante, greve, sfacciatamente incontrollato. Dal «boia» di Giorgio Sorial, fino al «soggetto politicamente indecoroso» firmato Di Battista, senza dimenticare Mario Giarrusso che lo ha definito un «pericoloso ottantottenne che ha affondato la lotta alla mafia». Già, perché questo, la mafia, è un altro filone. Il Movimento 5 Stelle aderisce infatti a quella corrente di pensiero secondo cui, sulla presunta trattativa Stato-mafia, Giorgio Napolitano avrebbe molto da spiegare. Corrente ampia, che raccoglie una parte dell’intellighenzia giustizialista alla Sabina Guzzanti ed è costellata dai titoli del Fatto Quotidiano . Gente abituata ad avere un approccio piuttosto tribunizio alle cose, con cui Grillo si trova a fagiolo. Perciò non sorprende se quest’ultimo, lo scorso dicembre, abbia salutato così la decisione di Napolitano di mollare: «Ha firmato qualsiasi cosa, si è raddoppiato la carriera, è andato fuori dalla Costituzione, si è chiuso con due persone e ha inventato le larghe intese, non rappresenta più gli italiani». Ergo, in nome del popolo internettiano: «Non si dovrebbe dimettere, ma si dovrebbe costituire».

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