Politica

La fuga, l’assedio e la morte

I due fratelli Kouachi si barricano in una piccola tipografia vicino Parigi Prima del blitz chiamano la Tv: siamo stati inviati da al Qaeda nello Yemen

La pagina più triste dell’Europa del Terzo Millennio è finita come era cominciata, nel sangue. Dopo poco più di 48 ore di caccia, paura, anzi di vera e propria guerra contro un nemico ancora sconosciuto, i fratelli Kouachi sono stati freddati in un blitz delle teste di cuoio francesi dopo otto ore di assedio. La folle fuga dei jihadisti che hanno messo sotto scacco l’Europa intera è terminata in una piccola tipografia, la Creation Tendance Decouverte, a Dammartin en Goele, una piccola cittadina della Senna a nordest di Parigi, dove i due si sono asserragliati intorno alle nove del mattino, dopo una notte trascorsa nei boschi. L’intenzione dei due fratelli franco-algerini, Said e Cherif, è quella di tornare verso la capitale: a pochi chilometri da Dammartin hanno rubato l’ennesima auto a una donna, ma vengono individuati e braccati. Elicotteri e sparatorie fanno piombare nell’incubo il paesino e costringono i due terroristi a rifugiarsi nella piccola azienda a conduzione familiare. Sono quasi le 9 di mattina, a quell’ora nel piccolo stabile c’è un’unica persona. Per ore si è temuto che il dipendente fosse stato preso in ostaggio. Solo dopo il blitz si è capito che i Kouachi non sapevano della sua presenza: l’uomo è rimasto nascosto per 9 ore dentro uno scatolone, da dove ha chiamato la polizia fornendole utili informazioni su quanto stava accadendo all’interno. Le telecamere di tutto il mondo non tardano ad arrivare e fino alle 17,20 - ora del blitz andato in diretta tv - sono puntate su quel cancello alto, il tetto quasi oscurato dalla vegetazione e la nebbia fitta tipica di quella zona di campagna. La cittadina intanto è paralizzata. Gli alunni delle quattro scuole di Dammartin, appena entrati nei loro istituti, vengono invitati a stare lontani dalle finestre. Gli insegnanti fanno fatica a mantenere la calma e a rassicurare i ragazzi che riusciranno a uscire solo nel tardo pomeriggio, a cose finite, a bordo di autobus scortati. I liceali fanno sentire le loro voci all’esterno urlando «Charlie! Charlie». Nessuno può uscire di casa. Pochi minuti dopo le 17 scatta l’assalto del Gign e del Raid, le unità speciali di gendarmeria e polizia. Si sentono prima le esplosioni. I due fratelli decidono allora di uscire allo scoperto sparando all’impazzata e ferendo almeno un poliziotto. Pochi istanti e vengono freddati a loro volta a colpi di mitra. Solo a blitz concluso, Bfm-tv rende noto di aver parlato nel pomeriggio con Cherif, il maggiore dei Kouachi, che ha annunciato di agire in nome di Al Qaida nella penisola arabica (Aqap) e di essere stato finanziato dall’emiro yemenita Anwar al Awlaki. «Sono stato inviato, io Cherif Kouachi, da Al Qaeda of Yemen. Sono andato laggiù ed è stato Anwar al Awlaki che mi ha finanziato», ha detto a Bfm Tv al telefono. Al Awlaki, un influente reclutatore internazionale per al-Qaeda, è stato ucciso a settembre 2011 in un attacco drone. Appresa la notizia della morte degli autori della strage alla redazione di Charlie Hebdo, l’imam della moschea di Gennevilliers, quella frequentata dai Kouachi, ha condannato «senza ambiguità gli attentati di mercoledì e tutte le forme di violenza in Francia e nel mondo. E chiediamo a tutta la nostra comunità di partecipare alla grande marcia di domenica a cui noi parteciperemo». Si chiude così con 19 morti e molti interrogativi una strage di uomini e valori sulla quale occorrerà fare luce. I due fratelli francesi erano infatti già noti ai servizi segreti, tanto che erano stati inseriti nella «no fly list» di Stati Uniti e Gran Bretagna e proprio i servizi segreti di Sua Maestà hanno scoperto un legame tra la galassia jihadista britannica e l’attacco terroristico a Charlie Hebdo. Cherif sarebbe stato indottrinato da Djamel Beghal, un franco-algerino accusato di aver reclutato Richard Reid (l'attentatore che nel 2001 cercò di far detonare un ordigno nascosto nelle sue scarpe a bordo di un volo di American Airlines da Parigi per Miami) e Zacarias Moussaoui, il terrorista marocchino coinvolto nell’attentato dell'11 settembre. Secondo un ex informatore dell'agenzia dell'intelligence britannica MI5, che ha lavorato sotto copertura nella moschea di Finsbury Park a Londra, la sparatoria di Parigi è «l’eredità di Abu Hamza». Estradato dalla Gran Bretagna negli Usa l’ex imam radicale è stato condannato all’ergastolo proprio ieri a New York.     L’EUROPA IN PIAZZA Dalla Merkel a Renzi, da Rajoy a Cameron, tutti i leader europei hanno aderito all’invito del presidente francese Francois Hollande alla «marcia repubblicana» che si svolgerà domani a Parigi per dare una risposta unitaria all’attacco terroristico contro la Francia. Il premier Renzi ha ribadito in un tweet: «sarò a Parigi, non permetteremo alla paura di cambiarci #Europa».

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