Preoccupazione, smarrimento e la sensazione di non avere più il controllo della situazione. La comunità musulmana italiana annaspa. Dopo l’attentato di Parigi al Charlie Hebdo, in cui tra gli altri sono stati uccisi il direttore del giornale e quattro vignettisti di punta, per l’Islam occidentale niente sarà più come prima. Si cerca di correre ai ripari per offrire all’opinione pubblica l’immagine migliore, quella che condanna apertamente il terrorismo e si schiera contro gli jihadisti, ma non è facile. Il Centro islamico culturale d’Italia subito dopo l’attentato, ha condannato con forza la strage compiuta a Parigi, esprimendo le proprie condoglianze ai familiari delle vittime. In cantiere, ora, c’è l’organizzazione di una grande manifestazione in segno di solidarietà alla Francia, forse un incontro interreligioso o magari una fiaccolata. Ancora, però, nulla di certo perchè bisogna mettere insieme tante teste. A confermare a Il Tempo la possibilità di un evento della comunità musulmana nei prossimi giorni, anche il presidente dell'Ucoii, Ezzedin Elzir: «Stiamo progettando di fare qualcosa per organizzare un momento di riflessione. Entrò domani (oggi, ndr), avrò una visione più chiara». L’Islam italiano, infatti, non ha un unico autorevole referente nazionale che possa, anche in un caso tragico come quello di Parigi, rappresentare in modo univoco tutti i fedeli. In questa circostanza, poi, la paura di ritorsioni esiste ed è come un macigno che pesa sulle coscienze di tutti i fedeli. «La comunità islamica italiana non ha saputo aprirsi fino in fondo e integrarsi per una sana convivenza, lasciando che la situazione adesso sia sfuggita al controllo - riferisce una fonte interna alla Grande moschea di Roma - basti pensare a quello che accade in quartiere come quello di Torpignattara, nella Capitale, che ormai è una delle zone più radicalizzate della città, grazie alla presenza di tantissime moschee e una percentuale di immigrati altissima». Per i musulmani italiani l’attentato di Parigi è quasi peggio di quanto accaduto l’11 settembre a New York. Il rischio di emulazioni, riferiscono fonti interne all’Islam italiano, è altissimo. Fino ad ora, in qualche modo, la comunità nazionale sapeva dove si annidava l’integralismo e quali erano i soggetti più a rischio. Ora, invece, la consapevolezza chiara è di non riuscire più a gestire il fenomeno perché ha cambiato modalità di arruolamento. In passato alcune delle moschee non autorizzate rappresentavano il luogo principale in cui avveniva l’arruolamento e l’indottrinamento. Era quindi relativamente facile riuscire ad individuare la mela marcia e impedirgli di fare attentati. Oggi non è più così, tutto avviene fuori, soprattutto in Rete. Lo stesso presidente Ucoii spiega che «per la comunità non è facile vedere questi atti. In generale la gente capisce che sono dei criminali perché queste cose avvengono fuori dalle moschee». E aggiunge: «La situazione italiana è diversa da quella di Spagna, Germania o Inghilterra perché la comunità è nuova e compatta. Dopo l’11 settembre il pensiero estremista si è ritirato perché abbiamo lavorato dentro le moschee». In questo momento, però, la vera preoccupazione per i musulmani d’Italia e riuscire a portare tutti i fedeli verso l’univoca condanna al terrorismo. «La giustificazione che molti hanno dato ai fatti di Parigi è la solita: questo non è l’Islam - ha aggiunto la fonte - ma è sbagliato perché gli attentatori hanno ucciso in nome dell’Islam». Da questo concetto, negli anni dopo la caduta delle Torri Gemelle, ne è derivata la scarsa collaborazione della comunità con le forze dell’ordine. Ogni controllo all’interno delle moschee non autorizzate era interpretato come una violazione del diritto di culto o un accanimento nei confronti degli immigrati. «Bisogna mantenere un basso profilo per non turbare l’opinione pubblica» hanno sempre confessato fonti intelligence. Intanto, in alcuni luoghi di culto, sono passati indisturbati terroristi e predicatori, convertiti e estremisti, senza che nessuno battesse ciglio.
«I cani sciolti ormai sfuggono ai controlli»
Nella Grande Moschea di Roma l’ammissione e la sensazione di impotenza «Non c’è stata apertura, guardate il radicalismo nel centro di Torpignattara»
