La strategia definitiva non è stata ancora decisa. In questo momento Silvio Berlusconi sta ascoltando i pareri sia di chi lo vorrebbe convincere a rompere il Patto del Nazareno dopo l’esplosione del caso-Fisco sia di chi gli consiglia di mantenere i nervi saldi per non restare escluso dalla imminente partita del Quirinale. Ma i segnali che faranno capire le intenzioni del leader azzurro arriveranno presto. Già oggi, forse. Comunque non più tardi di domani. È oggi pomeriggio, alla riapertura dopo le ferie dei lavori parlamentari, che comincerà al Senato la discussione generale sull’Italicum, mentre i primi voti dovrebbero arrivare domani. L’accordo politico sulle ultime modifiche apportate all’intesa dalla maggioranza di governo di fatto ancora non c’è. Forza Italia non è per niente convinta né dell’abbassamento della soglia per l’ingresso alla Camera al 3% né, soprattutto, della decisione di assegnare il premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione. E se in passato Berlusconi si era mostrato possibilista - «credo che alla fine voteremmo per quelle modifiche» si era sbilanciato a metà dicembre - ora la situazione appare assai più delicata. Il pasticcio della riforma fiscale ha inevitabilmente modificato il quadro. L’unica cosa certa è che Berlusconi è rimasto profondamente irritato dai fatti degli ultimi giorni. Sia nella versione fatta filtrare da Arcore - «non sapevamo nulla di quella norma, a far esplodere il caso è stata una "manina" che vuole scalfire il Patto del Nazareno - sia in quella accreditata dai «malpensanti»: «Renzi non ha difeso quella norma e Berlusconi ha capito di non potersi fidare del premier». Come che sia, quella che all’inizio assomigliava a una folgorazione si è trasformata in qualcosa di diverso. E ora, nella migliore delle ipotesi, è un mal sopportato matrimonio di convenienza. Se il Patto non salta, insomma, è solo perché tra sette giorni si comincerà davvero a lavorare per il successore di Giorgio Napolitano. Lo stesso che, in via teorica, dovrebbe apporre la sua firma sulla riforma fiscale che, se non venisse modificata nel Cdm del 20 febbraio, potrebbe contenere il lasciapassare al ritorno ufficiale in politica del leader di Forza Italia. Ma se la tenuta del Patto, seppur traballante, non sembra oggi ancora in discussione, altra cosa è la possibilità di inviare qualche «messaggio» a Renzi, fargli capire che il sostegno alla legge elettorale, alle riforme e a un «suo» candidato al Quirinale non è incondizionato. Passa, ad esempio, dall’inserimento nell’Italicum di quella clausola di salvaguardia che ne blocca l’entrata in vigore prima del 2017. Ed è proprio la riforma elettorale il terreno su cui sono attese queste avvisaglie. Oggi Berlusconi tornerà a Roma e incontrerà, oltre ad alcuni coordinatori regionali, anche i big azzurri. La settimana prossima invece dovrebbero essere programmati i vertici con senatori e deputati. Fondamentale, ancora una volta, sarà la tenuta del gruppo azzurro. A tal proposito, l’ex premier non sembra aver creduto più di tanto all’ipotesi che, dietro l’esplosione del caso-Fisco, ci sia la mano di Raffaele Fitto. Ma ciò non toglie che il comportamento della pattuglia di parlamentari fedelissima all’ex governatore della Puglia sia da tenere il più possibile sotto osservazione. L’unica strada per provare a condizionare Renzi è poter contare su tutti i numeri azzurri a disposizione. A pochi giorni dal voto sul Colle, è tutt’altro che una certezza.
Berlusconi medita la vendetta sull’Italicum
L’ex premier irritato per il caso-Fisco pronto a lanciare un segnale a Renzi in Parlamento
