Politica

Il Capodanno è previdibile e i dinieghi erano stranoti

Proviamo a partire da un presupposto di buon senso: Capodanno è prevedibile. E diciamo pure che Roma non può essere gestita sempre nell’emergenza credendo di risolvere tutto a suon di straordinari convinti che tanto nessuno mai rinuncerebbe, di questi tempi, a 200 euro in più in busta paga. La notte di San Silvestro invece è accaduto. Ora cerchiamo di capire perché, il Campidoglio, davanti al "gran rifiuto" dei «pizzardoni», rischia di prendere un altro granchio. Innazitutto perché i numeri reali del "sabotaggio" sono distanti da quelli sciorinati dal vicesindaco Luigi Nieri che ha parlato di 75% di agenti malati contro una media annua stagionale del 7%. È noto, infatti, che l’influenza colpisce col freddo più che con l’afa estiva, mettiamoci che in quei giorni tra Natale e San Silvestro il termometro è sceso a picco, aggiungiamoci la protesta sulla vertenza sindacale ed ecco tre motivi per ammalarsi a Capodanno. Quel 75% di cui parla Nieri verrebbe fuori da un calcolo approssimativo sui 900 e passa uomini richiesti dal Comando in via straordinaria, mentre il 7% è la percentuale media calcolata sul totale del «corpo», che conta quasi 6200 unità. La disorganizzazione cronica della Municipale ci insegna che 3 agenti su 4 lavorano in ufficio. Quando si tratta di emergenze, dunque, la richiesta di personale extra va a pesare su chi ogni giorno è impiegato nel traffico. Se c’era davvero un’emergenza a Capodanno, il Comando avrebbe dovuto "richiamare alle armi" anche quelli che, pur lavorando tutto l’anno in ufficio, non possono certo aver dimenticato come si usa il fischietto, compresi gli imboscati. Perché non è stato fatto? Forse perché, come ogni anno, il Capodanno non è poi così impegnativo. Non è stato fatto nemmeno per la beatificazione dei Papi, figurarsi per un paio di concerti. Inoltre, secondo fonti sindacali, il 50% degli assenti per malattia si sarebbe dato malato già il 30 dicembre, dando tempo agli uffici di reperire altre risorse da utilizzare in strada. Sarà stata dunque colpa del virus che avrebbe infettato già a ottobre il cervellone del Comando, se il 31, quando ulteriori 44 agenti danno forfait, dall’ufficio del Personale si scatena una pioggia di sms che investe perfino pensionati, morti e agenti, come la signora Macrì, sospesi dal servizio. I sindacati sarebbero pronti a giurare che nessuno avrebbe telefonato a nessuno, e che l’uso dei messaggini non sia contemplato dal regolamento. Perché, dunque, rispondere, soprattutto se sei defunto? Il giallo s’infittisce. Cosa ne sarà, ora, dei 44 "sabotatori" che non avrebbero risposto all’sms? Sembra che una parte avessero, correttamente, avvisato il Personale di voler rinunciare alla reperibilità. Ne resterebbero, per il Campidoglio, 30. Sono loro i responsabili della disorganizzazione della polizia di Roma Capitale? Non restano che la pubblica gogna e una domanda: perché il comandante Clemente - che sapeva di poter contare solo su 500 unità visto che il 23 dicembre in molti avevano comunicato di non voler fare gli strordinari - decide il 30 di raddoppiare le presenze in strada la notte di Capodanno?

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