Politica

Il Colle: «No alle monete nazionali». Lituania nell’euro

Mentre il presidente Napolitano boccia le derive antieuro che molti partiti europei hanno preso, non esclusa la Lega Nord di Matteo Salvini, e nel suo discorso di fine anno ha chiesto di abbandonare l’idea di tornare alle monete nazionali, un altro Paese, la Lituania, il 19 esimo della lista dalla mezzanotte del 31 gennaio ha sposato la moneta unica. Con un Pil di appena 35 miliardi di euro, l'ingresso della Lituania nell'Eurozona, difficilmente modificherà gli equilibri e le prospettive dell’area: ma dal punto di vista simbolico, la scelta della piccola repubblica baltica di aderire al travagliato progetto socio-economico rappresentato dalla moneta unica ha un valore assai maggiore. Con l'ingresso di Vilnius si completa l'adesione delle repubbliche baltiche, ma soprattutto si conferma l’attrattività dellìEurozona in un contesto geopolitico a dir poco turbolento. La Lituania infatti ha già pagato un prezzo per l’inasprirsi delle relazioni tra la Russia - suo principale partner commerciale - e l’Europa, a seguito dell’annessione di Mosca della penisola di Crimea. La piccola repubblica (grande un quinto dell'Italia e con soli 3,5 milioni di abitanti) ha sofferto per il blocco russo ai prodotti agricoli dell'Unione europea e sta cercando di limitare la sua dipendenza energetica da Mosca con la costruzione di un terminale di gas nel Mar Baltico. Nelle ultime settimane poi la Russia ha aumentato le prove di forza con un aumento delle incursioni nello spazio aereo lituano. In questo contesto, i vertici della Lituania vedono una maggiore integrazione nell'Ue come migliore garanzia per la sicurezza del Paese. «Fare parte di una stessa famiglia dell’euro dovrebbe far sentire le persone più sicure», aveva profeticamente sottolineato il presidente della Bce Mario Draghi in un intervento a Vilnius all'inizio del 2014. Gli ha fatto eco la presidente lituana Dalia Grybauskaite, che in una recente intervista ha spiegato come l’adesione alla zona euro significa «sicurezza, non solo economico, ma anche politica». L’euro insomma sembra ancora avere lunga vita.

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