Politica

Tra ritardi e inchieste per mafia a rischio gelo i clochard capitolini

La giunta Marino mette a disposizione appena 300 posti. Aperte soltanto tre stazioni metro

Il numero verde per l’accoglienza ai senza tetto della sala operativa di Roma Capitale è lo stesso da oltre dieci anni: 800.440022. Ed è questa, praticamente, l’unica cosa che resta di un piano freddo che nel 2005, sotto la giunta Veltroni, garantiva oltre 2.300 posti letto, circa 2600 pasti al giorno, e nei giorni di gelo assoluto, quattro autobus Granturismo in giro tutta la notte sui tragitti più sensibili con a bordo assistenti sociali con bevande calde, coperte e un posto al coperto dove trascorrere le ore più fredde della giornata. Nel 2007 i posti di accoglienza nei giorni più critici erano saliti a 4.346. Eravamo nell’ultimo anno dell’«era Veltroni». A dicembre 2012, l’ultimo della giunta Alemanno, il piano freddo garantiva 12 strutture e 1.340 posti letto, estensibili a 2.500, oltre a convenzioni con Asl, ospedali, centri di accoglienza e un pulmino per disabili. Le stazioni della metropolitana, in entrambe le amministrazioni, nelle notti più gelide venivano praticamente tutte aperte. In tutti questi anni, infine, il piano freddo è sempre partito intorno alla prima settimana di dicembre con scadenza a marzo. Un rapido ricordo delle precedenti amministrazioni è doveroso nei giorni in cui la Capitale è nella morsa del gelo siberiano e la giunta Marino che ha annunciato ufficialmente solo ieri sul sito del Comune il piano freddo: «I posti garantiti ai senza casa sono complessivamente 260. Di questi 24 sono aperti nell’intera giornata per dare assistenza alle persone più in difficoltà, 167 restano aperti per 15 ore e altri 119 sono aperti per 4 ore, per garantire a chi ne ha bisogno i servizi igienici, le docce e la possibilità di un tè caldo e di una colazione. Questa la disponibilità immediata, ma Roma Capitale - dice la nota capitolina - conta già nei prossimi giorni di aumentare il numero di posti in maniera significativa». Aperte poi solo tre fermate della metropolitana, Piramide, Vittorio Emanuele e Flaminio. Chiuse, ad esempio, Termini, Repubblica, Spagna. Le motivazioni sono in parte spiegate sullo stesso sito di Roma Capitale: «Le localizzazioni dei centri per l’accoglienza sono state scelte eliminando tutti i siti in qualche modo coinvolti nell’inchiesta della Procura sulle infiltrazioni mafiose». Una decisione ardua, più mediatica che sociale, considerato che ci sono strutture vuote e lavoratori a braccia conserte. La lunga lettera degli operatori di Casterlverde e casa Elettra, della cooperativa 29 Giugno, sottolinea proprio il paradosso di chi rischia di far morire di freddo i senza fissa dimora pur avendo a disposizione posti letto e personale specializzato. «Vogliamo ribadire che il senso della nostra protesta pacifica - scrivono gli operatori - è proprio quello di voler garantire accoglienza ai bisognosi, in quanto noi operatori sociali non apparteniamo al sistema "Mafia Capitale" e ci dissociamo dal criterio che ad oggi ci vede estromessi dai piani di accoglienza, sia ordinari che straordinari, per responsabilità che non ci appartengono». Ma non è tutto. Le cooperative coinvolte nell’inchiesta Mafia Capitale sono state commissariate. A gestire le attività dunque c’è un soggetto terzo, Bruno Flaviano, garante di trasparenza e legalità. Ancora, gli appalti in scadenza sono stati prorogati fino al 31 dicembre. Perché non utilizzare le strutture, per le quali, oltretutto, i romani hanno già pagato? Il dubbio insomma è che l’onda mediatica abbia preso il sopravvento sulle esigenze concrete dei più deboli. Fare un appello alle parrocchie per tenere le porte aperte, come fatto dal neo assessore alle Politiche sociali del Campidoglio, Francesca Danese, più che segnale di collaborazione crisitana appare resa ai doveri di un’amministrazione, garantire dignità e, come nel caso dell’emergenza freddo, sopravvivenza a chi non ha nulla se non la solidarietà degli altri. E l’allarme lanciato ieri dall’associazione 21 luglio sulla drammatica situazione di 28 rom, tra i quali 22 minori, un neonato e un uomo affetto da polmonite, espulsi da una struttura il 21 novembre e costretti a dormire all’aperto, rischia di essere una drammatica conferma di una guida politica della Capitale che ancora sembra non aver trovato la strada da percorrere.

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