Il politically correct non fa per noi, i lettori di questo giornale lo sanno bene. Diffidiamo di chi ama parlare o scrivere in maniera artefatta per non offendere nessuno. E nemmeno stavolta vogliamo e possiamo chiudere gli occhi di fronte all’ennesima escalation di sbarchi senza fine, fatalmente durante questa tre giorni di festività natalizie nella quale diventa difficile ragionare criticamente senza passare, agli occhi del buonista di turno, per intolleranti. Sulle nostre coste sbarcano da ormai tre giorni migliaia di migranti, anche da paesi come la Nigeria dove guerre non ce ne sono, ma esiste una instabilità politica ormai endemica. Perché di libici, dove il caos regna sovrano, non ne arriva nemmeno uno? Non abbiamo paura né vergogna a dire quel che pensiamo, dunque torniamo a ripetere che «l’ascensore Italia» sta per crollare sotto un peso volutamente ingigantito; spingere i migranti a partire proprio sotto Natale è uno stratagemma studiato dagli scafisti: dire che in Italia migliaia di giovani se ne vanno e migliaia di migranti arrivano a sostituirli, sotto Natale stride con l’apparente atmosfera di festa. Che poi festa, per gli italiani, da anni non è più perché le tasche sono sempre più vuote e anche il presepe diventa una colpa. Mare Nostrum, Triton e chissà in quale altro modo verrà chiamato, il programma europeo di accoglienza è fallito clamorosamente e con esso la sostenibilità continentale dell’immigrazione. Razzismo - se ne facciano una ragione i buonisti da salotto di casa nostra - è accogliere qualcuno a parole lasciando che altri se ne prendano la responsabilità. Creando povertà, disagio e una profondissima crisi sociale.
Tra realtà e buonismo
di Souad Sbai