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Settantatrè anni fa l’impresa dei «maiali»

In cielo brillava l’ultimo quarto di luna. Èra la notte del 19 dicembre 1941 e 16 giorni prima, a La Spezia, c’era stato l'imbarco sul sommergibile Sciré comandato da Junio Valerio Borghese. Gli...

In cielo brillava l’ultimo quarto di luna. Èra la notte del 19 dicembre 1941 e 16 giorni prima, a La Spezia, c’era stato l'imbarco sul sommergibile Sciré comandato da Junio Valerio Borghese. Gli operatori vengono divisi in tre coppie: il tenente di vascello Luigi Durand De la Penne con il Capo Palombaro Emilio Bianchi; il capitano del Genio Navale Antonio Marceglia con il Sottocapo Palombaro Spartaco Schergat; il capitano delle Armi Navali Vincenzo Martellotta con il Capo Palombaro Mario Marino. I sei sono trasportati con il sottomarino fino all’imboccatura del porto di Alessandria, in Egitto. I tre «maiali» procedono nel buio, superando reti d’acciaio e sentinelle munite di bombe antisommozzatore. De la Pen e Bianchi puntano sulla corazzata Valiant, gli altri sull’incrociatore Gervis e la corazzata Queen Elizabeth. Piazzano le cariche esplosive e cercano di guadagnare la via della fuga. Prima che la Valiant esploda, De la Pen e Bianchi vengono catturati. Ma ormai è fatta e due corazzate resteranno non impiegabili per quasi tutta la guerra. Un’impresa epica della Marina Militare italiana, di cui ricorre domani il 73° anniversario, che rappresentò anche la base per lo sviluppo di materiali e tecnologie, come l’autorespiratore e le pinne, che molti di noi oggi usano nel tempo libero e in vacanza. Un’azione temeraria che, nel ’45, spinse l’ex comandante della Valiant ad appuntare personalmente al petto di De la Pen la medaglia al valore militare.

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