Politica

La maledizione dei fratelli Mango

di Stefano Mannucci

Catullo viaggiò «per molti mari e per genti» per «parlare invano alle ceneri mute del fratello» scomparso. Giovanni Mango avrebbe dovuto invece percorrere pochi passi per arrivare alla villa avita di Lagonegro e rendere omaggio alla salma del fratello Pino, il cantante famoso. Ma Giovanni, muratore in pensione di 75 anni, si è accasciato nel vialetto, prima di arrivare alla porta. Un infarto ha portato via anche lui, poche ore dopo che la notizia della morte di Pino sul palco aveva sconvolto l’Italia. Di fronte alla vastità e allo choc del doppio lutto, gli altri due fratelli, Michele e il compositore Armando, sono stati a loro volta ricoverati in ospedale. C’è qualcosa di insondabile - di ancestralmente inafferrato - nella tragedia della famiglia Mango. Come se un colpo di maglio del destino, mosso chissà se da quali anomalie cardiache congenite o solo dal dispetto, avesse deciso di demolire quella Casa dell’Anima dove qualcuno immaginava canzoni e qualcun altro tirava su muri, nell’illusione che il legame del sangue fosse inscindibile, e ognuno al riparo sotto il tetto dove si era stati bambini.

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